1-4-4-2: principi e contrapposizione all’1-4-3-3

  1. 1.      Introduzione

Il 4-4-2 È il sistema di gioco più comune nel calcio odierno. La tipologia di 4-4-2 più diffusa e popolare è quella detta in linea. Si definisce in tal maniera poiché i giocatori in ogni reparto del campo (difesa, centrocampo, attacco) si dispongono in linea retta.
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Quanto offre il 4-4-2 come fase difensiva e come occupazione omogenea degli spazi del campo nella fase di non possesso palla, non lo offre nessun sistema difensivo. La difesa in linea è oggetto di numerosi lavori e movimenti tattici, l’allenatore infatti a seconda dell’atteggiamento della sua squadra decide se farla giocare “alta” o “bassa”: nel primo caso l’intento è quello di pressare alti appunto e sfruttare la tattica del fuorigioco da impiegare contro gli attaccanti avversari, questo ovviamente implica una concentrazione massima perché basta che tra i quattro difensori uno di essi non “salga” bene insieme ai compagni durante il lancio in profondità della squadra avversaria, e l’attaccante avversario appunto si trova in posizione regolare lanciato in porta. Nel secondo caso la difesa bassa scaturisce da un atteggiamento difensivo e prudente della squadra, il pressing non è alto e tale atteggiamento di definisce attendista, ovvero ci si chiude nella propria metà campo nell’attesa delle giocate degli avversari per sfruttare il contropiede. In quest’ultimo caso il fattore controproducente è che se ci si chiude troppo si rischia di lasciare l’iniziativa ed il controllo del centrocampo all’avversario, il che alla lunga può risultare pericoloso per chi difende troppo. A differenza della variante successiva, ovvero quella del rombo, il 4-4-2 in linea predilige il gioco sulle fasce. Con il 4-4-2 infatti teoricamente si approda ad una maggiore razionalità degli scambi tra i giocatori in campo. I due “esterni” di centrocampo infatti lavorano costantemente in collaborazione coi terzini: in fase offensiva dovrebbero ricevere l’aiuto dei difensori di fascia mediante le proposizioni o le sovrapposizioni, in fase difensiva invece sono gli esterni che devono aiutare i terzini mediante coperture o raddoppi di marcatura. Da un’analisi storica sui sistemi adottati sino ad oggi nel calcio, ci si rende conto che sono sempre stati presenti dei cosiddetti giocatori di fascia. Nel calcio moderno, nel quale ogni giocatore partecipa sia alla fase difensiva sia a quell’offensiva, si può semplicemente definire l’esterno come colui che occupa e copre tatticamente le fasce destra e sinistra del campo, spesso con riferimento della propria lateralità dominante. Anche oggi, in ogni sistema, si trovano esterni con competenze e caratteristiche differenti con riferimento alla posizione sul campo, alla predisposizione individuale o tattica più o meno offensiva. E’ un ruolo molto importante poiché permette in fase di possesso l’allargamento del gioco e del fronte d’attacco, o meglio lo sviluppo in ampiezza della fase offensiva. Soprattutto oggi che le squadre sono molto chiuse e raccolte centralmente diventa decisivo sviluppare e costruire gioco sulle fasce laterali.

  1. 2.      La linea difensiva a 4

 

I 4 difensori che compongono la linea difensiva dovrebbero avere alcune caratteristiche peculiari. Il difensore esterno viene così denominato perché uomo di terza linea (difesa). Pur essendo un ruolo prevalentemente difensivo ha oggi, rispetto al passato, compiti sempre più offensivi. Con il proliferare del pressing, nella zona di centrocampo, c’è e ci sarà sempre meno spazio. Ne consegue che spetterà proprio ai difensori il compito di iniziare la manovra oppure di andare in appoggio ad un compagno. Il difensore esterno, oltre che contrastare e marcare i giocatori esterni della squadra avversaria e coprire le fasce laterali e centrali attraverso la diagonale, dovrà iniziare la manovra, cercare l’aggiramento ed inserirsi negli spazi lasciati liberi dai compagni sulle fasce laterali per crossare o concludere a rete. Da un punto di vista fisico-atletico è solitamente, ma non necessariamente, prestante fisicamente. A livello di capacità motorie si evidenziano, e si devono incrementare, la velocità di traslocazione e la resistenza. Dal punto di vista coordinativo si prediligeranno la velocità di reazione e l’anticipazione motoria.

Le doti tecniche per il difensore esterno sono:

  • La facilità nel calciare la palla in maniera precisa, sia nel gioco corto che in quello lungo,
  • La capacità di controllare in modo orientato la palla, difendendola dall’avversario,
  • La capacità di guidare velocemente in verticale la palla,
  • La capacità di crossare dal fondo e dalla trequarti del campo,
  • La capacità contrastare e marcare l’avversario,
  • La capacità di percepire ed intervenire sulle traiettorie alte della palla.

Dal punto di vista tattico-situazionale il difensore esterno deve.

  • Saper marcare d’anticipo l’avversario, ponendosi sempre sulla linea interna,
  • Sempre in fase difensiva, porsi in maniera opportuna, stringendo gli spazi verso il centro del campo su un attacco dal fronte opposto per dare copertura e, nello steso tempo, poter intervenire anche nella zona cieca, su un eventuale cambio veloce di gioco,
  • Saper temporeggiare, in caso di contropiede,
  • Saper attaccare l’avversario in possesso palla nel momento più opportuno, facendo pressing,
  • In fase offensiva, saper supportare il centrocampo e l’attacco con azioni di sostegno e appoggio,
  • Saper attaccare gli spazi vuoti con inserimenti tempestivi sulle fasce laterali.

Il difensore centrale ideale dovrebbe essere dotato di grande carisma, necessario per comandare al meglio l’intero reparto, di buoni fondamentali tecnici e di un calcio lungo e preciso. Deve essere sicuramente rapido e veloce, efficace nell’interdizione e nella marcatura, dotato di una grandissima capacità di concentrazione e attenzione e di grandi qualità nel gioco aereo. Risultano, poi, determinanti le sue capacità tecnico-situazionali e psicologiche. Deve possedere un grande senso tattico, sapere mantenere e scegliere la posizione e conoscere molto bene i principi della tattica difensiva, individuale e collettiva. La capacità di anticipazione motoria deve essere buona, così come deve saper scegliere i tempi giusti per aggredire o temporeggiare. Deve saper controllare emotività ed aggressività, avere grande personalità e trasmettere fiducia ai compagni. Solitamente è un leader, capace di guidare la difesa nelle varie situazioni tattiche. Poiché è molto difficile trovare due calciatori che possiedano entrambi queste prerogative, normalmente i due centrali hanno caratteristiche diverse, sia sul piano morfologico-motorio che sul piano tecnico-tattico: uno sarà più marcatore, l’altro più libero, in modo da integrarsi e completarsi.

In fase offensiva, i 4 difensori assumono una posizione scaglionata che permette la copertura al portatore di palla e lo sviluppo, in ampiezza del gioco. Per ovvie ragioni di equilibrio difficilmente si può sviluppare un possesso in verticalità, che viene permesso con la presenza dei centrocampisti.

  1. 3.      Le caratteristiche dei giocatori di fascia

 

In generale i giocatori di fascia sono muscolosi e agili. Sono giocatori dotati di non comune reattività e prediligono le risposte istintive. Veloci e al tempo stesso resistenti. Sono comunque dotati di una buona rapidità di reazione. Gli esterni hanno come punto di riferimento la linea laterale, che è per loro un importante fattore, sia di rassicurazione emotiva, sia d’orientamento tattico. Alcuni di loro posti al centro del campo si troverebbero verosimilmente in difficoltà confusi dai troppi dati da elaborare. Senza dubbio chi copre questo ruolo deve essere un elemento veloce e potente e che sa realizzare in modo preciso i seguenti fondamentali:

  • Guidare la palla in velocità;
  • Controllare la palla in movimento;
  • Calciare la palla in corsa, in particolare eseguire cross in corsa;
  • Possedere un buon dribbling.

In fase difensiva dovrà:

  • Essere aggressivo(nel senso di saper limitare tempo e spazio al portatore palla vicino).
  • Saper stringere al centro in chiusura
  • Coprire le diagonali lunghe sugli inserimenti avversari.

L’ala, o il centrocampista esterno, deve inoltre saper risolvere, in modo efficace, le situazioni di uno contro uno e di due contro uno, sulla zona esterna. Nei sistemi in cui gli esterni sono delle vere ali e perciò degli attaccanti a tutti gli effetti, dovranno avere inoltre l’abilità di saper allargare il fronte d’attacco in ampiezza, ma anche tagliare la difesa verso il centro per dare profondità alla manovra smarcandosi nei tempi giusti. Questa capacità di smarcamento per andare nello spazio vuoto o per creare spazio ad un compagno, consente al possessore palla di trovare soluzioni efficaci in modo da strutturare una manovra veloce, fluida e produttiva. L’esterno che si smarca deve sempre valutare se la palla è coperta o scoperta e cioè se il possessore palla compagno è o non è pressato.

Es. 1: palla scoperta, il movimento dell’esterno dovrà essere effettuato in profondità. Se valutiamo il movimento della coppia d’esterni ci sarà un cambio di posizione dove il giocatore più ” basso” andrà in profondità e quello più “alto” verrà incontro.

Es. 2: palla coperta, il movimento degli esterni sarà in appoggio (nel caso la loro posizione fosse sopra la linea di palla) o a sostegno (quando si trovassero sotto la linea di palla) ed in ampiezza.

E’ chiaro che lo smarcamento deve essere effettuato in zona luce ma soprattutto in uno spazio che sia raggiungibile dal passaggio del possessore. La corsa diagonale consente di vedere sia il compagno che passa (quindi la palla),sia la porta e proteggere la palla dall’eventuale difensore che lo marca. Se l’esterno si trova ad essere marcato strettamente, lo smarcamento dovrà essere fatto in due movimenti e cioè prima un movimento d’inganno o “contromovimento”, con il quale il giocatore si muove nella direzione opposta a quella dove intende andare (dovrà essere effettuato quando la palla sta viaggiando da un compagno all’altro oppure nel tempo che c’e’ tra la guida palla e quando il giocatore alza la testa per fare il passaggio). Dopo vi è lo smarcamento vero che va eseguito con un veloce cambio di direzione e velocità rispetto al movimento d’inganno. I giocatori si devono smarcare quando il compagno in possesso palla è nelle condizioni di vederlo e di passargli la stessa.

Quindi d’importanza fondamentale sono i tempi in cui si eseguono questi movimenti (eseguiti fuori tempo sono inutili) che favoriscono una manovra dinamica e redditizia.

 

  1. 4.      Le caratteristiche dei giocatori centrali

 

Al centro del campo bisogna distinguere due tipologie di calciatori: offensivi e difensivi. Alla prima categoria appartengono il playmaker, quando presente, e le due punte avanzate che, generalmente, hanno compiti differenti. Alla seconda categoria appartengono i centrocampisti con spiccate doti di interdizione e recupero palla. La prerogativa principale dei centrocampisti difensivi centrali è certamente la velocità per essere agevolati nei recuperi, nella marcatura e nell’interdizione e certamente devono essere bravi sulle palle alte. Giocando con la coppia centrale è difficile trovare una squadra che abbia due giocatori con le stesse caratteristiche; quasi sempre essi si compensano : uno avrà doti tecnico tattiche eccelse con la capacità di anticipare le situazioni di gioco e l’altro molto più bravo in fase di marcatura. Il giocatore perfetto che occupa quella posizione dovrebbe essere dotato di grande carisma capace di comandare un intero reparto, il cosiddetto leader.

Nel sistema di gioco di cui stiamo parlando il centrocampista playmaker, come si usa chiamarlo nel calcio moderno, ricopre certamente un ruolo chiave, fondamentale per la costruzione del gioco, considerato a parer mio il geometra della squadra, colui che in fase difensiva è situato davanti alla difesa come schermo garantendo sempre equilibrio, chiamato a coprire gli spazi lasciati spesso dai terzini di fascia per continui sganciamenti in avanti ed in fase offensiva sempre presente a supportare sia gli interni di centrocampo sia le punte, garantendo loro sempre lo scarico facile per un rapido scorrimento o per il cambio di gioco. Deve essere bravo tatticamente, dotato di buon dinamismo e soprattutto di grande tecnica e personalità.

Il trequartista o seconda punta può essere un centrocampista centrale aggiunto prestante attivamente nelle manovre di gioco. Questo giocatore è molto importante al punto che, se non ci fosse, bisognerebbe individuarlo lo stesso nel gruppo, perché la sua presenza è davvero efficace. Questo per dire che può non essere quel giocatore estremamente tecnico e molto solista, bravo anche a fare la differenza in diverse partite. In realtà questo tipo di giocatore non dà garanzie certe, perché nel tempo rischia di togliere energie ai compagni che dovrebbero muoversi molto per permettergli di dribblare ed “assistere” meglio. Due sono a quel punto gli inconvenienti: economia fisica in pericolo e scompaginamento delle posizioni. Le esigenze sono soddisfatte piuttosto da un giocatore polivalente che non è disordinato ma essenziale. I suoi movimenti ne scatenano altri e le sue qualità tecniche, in ogni caso elevate, possono far “saltare il banco”. Infatti, deve essere più mezza punta che mezzo centrocampista. Non serve che venga incontro per fare gioco: quella è una componente, ma non è la preponderante. Egli deve essere un calciatore che sappia segnare, capace di giocare tra le linee per costruire gioco o essere punto di riferimento ma anche dotato di tempistiche per gli inserimenti alle spalle o negli spazi creati dal terminale offensivo principale.

Il centravanti la pedina che gioca in posizione più avanzata. Giocando, spalle alla porta, in mezzo alle difese, si richiede che sia dotato fisicamente. E’ il vertice capace di fare sponde, difendere palla e proporsi per concludere a rete in zone precise dell’area di rigore. Deve, con sacrificio, essere un riferimento per tutti. Ad esempio, lo deve essere anche quando la palla è agli avversari in zona arretrata. Insieme al compagno di reparto che potrebbe fungere da trequartista, è, infatti, il giocatore che indirizza il gioco avversario e che evita agli avversari di tornare indietro ed andare a giocare dalla parte opposta.

  1. 5.      4-4-2 CONTRO 4-3-3
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Il 4-3-3 è un modulo che viene solitamente adottato da una squadra che vuole esprimere un       gioco spettacolare e offensivo. Dovremo quindi attenderci una squadra molto attiva e quindi aggressiva, che attacca con un numero molto alto di giocatori e che vanta una gamma molto ampia di soluzioni offensive. In fase difensiva tale avversario applicherà un pressing ultraoffensivo e la difesa sarà molto mobile in senso verticale al fine di sfruttare la regola del fuorigioco.
ImmagineOra analizzeremo le situazioni numeriche che si vengono a creare in seguito al naturale posizionamento delle due squadre in campo. In difesa vi è una situazione di 4vs3, in cui, pur essendo in soprannumero, si potrebbero comunque incontrare diversi problemi conseguenti alla molteplicità di soluzioni offensive che il tridente garantisce. Visto in maniera più settoriale avremo un 2vs1 tra i centrali difensivi e il terminale offensivo avversario e situazioni di 1vs1 dei difensori laterali con gli esterni del tridente. A centrocampo siamo in una situazione in cui vi è superiorità numerica 4vs3 se vista in maniera statica e settoriale. Andando ad analizzare le singole situazioni, si evince che vi è un 2vs2 tra i centrocampisti centrali dell’attaccante e gli interni di centrocampo di chi difende (4-3-3). Gli esterni alti di centrocampo dell’attaccante potrebbero incorrere nella marcatura a zona dei difensori laterali avversari e ritrovarsi in una situazione di 1vs1. L’ago della bilancia avversario risulta quindi essere il mediano che, a seconda della posizione e dei compiti assunti, può creare superiorità o chiusura degli spazi laddove necessario. In attacco siamo generalmente in una situazione di 2vs2. come per gli altri reparti, anche in questo caso la situazione varia a seconda se si analizza il tutto in maniera statica o dinamica. Nel secondo caso, da un 2vs2 si potrebbe tranquillamente passare ad un 2vs3 qualora il mediano avversario si abbassi nella linea dei difensori. Dopo aver analizzato le situazioni numeriche reparto per reparto, vediamo ora di analizzare il campo in senso verticale.
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Analizzare la contrapposizione dei due moduli per linee verticali è difficile in quanto i due mediani laterali avversari e le due ali ricoprono delle posizioni ibride e non fisse. Infatti, i due centrocampisti laterali sono una via di mezzo fra centrocampisti centrali e veri e propri esterni di centrocampo. Avendo davanti un avversario statico nelle sue posizioni, il compito dell’attaccante potrebbe essere facilitato da semplici movimenti di smarcamento. La situazione cambia qualora il difendente (4-3-3) in fase di non possesso, in una situazione di palla centrale o in possesso del portiere attaccante, si schieri in 4-3-2-1. Poniamo che la palla sia nelle mani del portiere avversario pronto a dare il via ad una azione alla mano.
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Le mezze punte 11 e 9 si abbassano mettendosi in una posizione intermedia, in modo da poter intervenire in pressione in caso la palla fosse giocata ai terzini, sia su un eventuale copertura se la palla fosse lanciata ai due centrocampisti centrali, mentre il centravanti 10 si muove a pendolo fra o due centrali difensivi. Nel caso i due difensori centrali avversari ricevessero palla ecco che il centravanti  nei tempi giusti andrà in pressione, cercando di mettere in zona d’ombra l’altro centrale di reparto, cioè disponendosi in modo tale da evitare lo scarico fra gli avversari 5 e 6, impedendo loro un’ importante opzione di disimpegno ed un eventuale cambio gioco, in pratica costringendo l’avversario a giocare la palla esternamente. Queste chiusure preventive non possono essere sempre efficaci quindi si potrebbe incorrere nella situazione in cui il difensore laterale attaccante tagli fuori dal gioco il trequartista esterno avversario che tentava di interdirlo.
ImmagineA questo punto la soluzione più ovvia per l’avversario difendente, onde evitare l’esposizione a pericolosi 2vs1 in fascia, potrebbe essere la scalata dell’interno di parte con conseguente movimento del mediano in chiusura sul centrocampista da questi precedentemente preso in consegna. Il problema di questo genere di chiusura è che, qualora il trequartista precedentemente superato non recuperasse in tempi brevi la posizione, la squadra difendente sarebbe sguarnita in zona trequarti. Uno dei due terminali offensivi, ad esempio il 9, potrebbero accorciare verso l’interno e ricevere palla onde rifinire per il compagno di reparto portando fuori zona uno dei due centrali. Volendo valutare l’atteggiamento difensivo di un 4-3-3 che si schiera in 4-3-2-1 in fase di non possesso, esso potrebbe essere considerato positivo e proficuo qualora si tratti di una squadra dinamica dal facile orientamento in zona palla. Ovviamente ogni atteggiamento comporta dei rischi che possono essere lo smarcamento involontario degli avversari, qualora un blocco non dovesse funzionare, o il portare l’avversario alla giocata che predilige, vedi verticalizzazioni a sfruttare la peculiarità del singolo. Non esiste un metodo perfetto per affrontare un 4-4-2 in fase difensiva per un 4-3-3, ma l’unica strada percorribile è l’aggressività nel pressing per il recupero immediato della palla. Costringere l’avversario alla giocata che fa comodo è un atteggiamento intelligente qualora si è sicuri di poter affrontare al meglio l’evenienza in cui ci si va ad impelagare.

Qualora la situazione fosse di 4-3-3 in fase di possesso
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ossia nella parte della squadra attaccante, ci si ritroverebbe davanti un avversario con molteplici soluzioni di uscita. In primis la giocata corta sulla linea difensiva per eventualmente consolidare il possesso onde creare gli adeguati spazi o una giocata veloce esterna per sfruttare il 2vs2 in fascia con eventuale inserimento nella catena dell’interno di parte. In alcuni casi possono esserci avversari che preferiscono scavalcare la linea a 4 del centrocampo sfruttando o la fisicità del centravanti o le peculiarità degli esterni cercando di servirli direttamente. Davanti ad un 4-4-2 che difende contro un 4-3-3 vi sono due possibili atteggiamenti da poter adottare: attesa o pressing alto. Nel primo caso ci troviamo davanti ad una compagine che preferirà schierarsi in 4-4-1-1 abbassando la distanza tra la linea difensiva e dei centrocampisti schiacciando le due linee ma mantenendo gli uomini in posizione attiva ossia in una condizione tale da poter attaccare l’avversario appena riceve palla.
ImmagineLa punta più avanzata cerca di disturbare la giocata corta muovendosi a pendolo tra i centrali avversari e il compagno di reparto scalerà a pressione sul playmaker o mediano basso avversario. Questo atteggiamento potrebbe essere funzionale qualora ci si ritrovasse ad affrontare un 4-3-3 che preferisce la verticalizzazione alla giocata brevilinea. Problematiche differenti andrebbero affrontate qualora si parlasse di un avversario che predilige il possesso palla e la giocata rapida e corta. In questo caso la squadra schierata in 4-4-2 potrebbe avere numerose difficoltà in primis la marcatura preventiva. Concedere la possibilità della giocata corta sul centrale difensivo o l’uscita esterna ad un avversario aggressivo e padrone del campo, potrebbe essere deletereo. Una compagine schierata in 4-3-3 che sviluppa il suo gioco in orizzontale senza verticalizzare, potrebbe trovare spazi grazie all’inserimento degli interni di centrocampo qualora ci fossero gli opportuni tagli da parte dei trequartisti esterni creando una situazione di 4vs3.
ImmagineQuesta situazione è difficilmente affrontabile e molto pericolosa. Esporsi ad un 4vs3 contro un avversario preparato e capace di tagli o inserimenti da parte dei propri elementi, potrebbe creare addirittura una situazione di superiorità maggioritaria qualora la soluzione scelta non fosse neppure quella preventivata. L’avversario, avendo superato l’ostacolo più arduo ossia la linea dei 4 centrocampisti, potrebbe optare per la giocata centrale, come sopra esposto, ma anche per l’attesa e l’inserimento sull’esterno sfruttando l’accorrente difensore di fascia. Ulteriore soluzione potrebbe essere il taglio sotto del trequartista esterno, dopo scarico sulla punta, e servizio per l’altro trequartista in inserimento con alle spalle l’interno lato debole. Dunque dovendo affrontare un 4-3-3 in fase offensiva difendendosi in 4-4-2, la soluzione ideale potrebbe essere il pressing alto, rischiosa ma efficace quando attuato alla maniera giusta.
ImmagineUn avversario che verticalizza o uno che gioca a corto raggio trovano la medesima difficoltà quando attaccati con densità in zona palla. Quindi in definitiva un 4-4-2 difendente dovrà aggredire e chiudere tutte le linee di passaggio anticipatamente costringendo l’avversario alla giocata non ideale per il suo sistema o spingerlo laddove si è più pronti a contrastarlo.

*Con la collaborazione di mister Vincenzo Russo (Co-trainer Cavese 1919)



Categorie:Tattica

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