TESI SCIENZE MOTORIE E SPORTIVE: “IL CALCIO DALLA PARTE DELL’ADOLESCENTE E DEL BAMBINO: ASPETTI TECNICI E SOCIO-EDUCATIVI” di Giuseppe Maiuri

      UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI

“PARTHENOPE”

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Facoltà di Scienze Motorie

 

Corso di Laurea in

 

Scienze Motorie

 

 

 

Tesi di Laurea in

 

PEDIATRIA

 

   Il calcio dalla parte dell’adolescente e del bambino: aspetti tecnici e

 socio-educativi

 

 

                   Relatore:                                                            Candidato:

                   Ch.ma Prof.ssa                                                   Giuseppe Maiuri

                   Giuliana Valerio                                               Matr.  0502003971

 

 

                                              ANNO ACCADEMICO ­­2011/2012

 



 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                           A Fabrizia

                                                                                                                   Ai miei genitori
Alle mie nonne
A mio nonno Lello e mio nonno Peppe

                                                                                                                             A Giorgio

                                                                                                                             A Marghe

                                                                                                Alla mia  signora…

 

 

“VINCERE NON E’ IMPORTANTE, E’ L’UNICA COSA CHE CONTA”

                                                                                       Giampiero Boniperti


RINGRAZIAMENTI:
Vorrei ringraziare tutte le persone che hanno accompagnato il mio percorso di studi e che hanno permesso la realizzazione di questa tesi.
I miei ringraziamenti vanno alla Professoressa Giuliana Valerio per la disponibilità e la profonda umanità che mi ha mostrato nel produrre questo lavoro.
Ringrazio profondamente i miei genitori, Luigi e Valeria, che mi hanno sempre sostenuto: senza il loro aiuto questo traguardo sarebbe stato difficilmente raggiungibile.
Il mio ringraziamento più importante va alla mia fidanzata Fabrizia che mi ha sempre accompagnato in questi anni di studi e sacrifici, in ogni confidenza e riflessione, con pazienza e con amore.  Senza lei non avrei avuto la forza ne la voglia di proseguire.

Ringrazio mia sorella Margherita, eccellenza dell’ingegneria fisica Italiana ed Internazionale, che per tanti anni mi è stata da esempio e con la quale condivido importantissimi valori: lavoro, impegno e professionalità.
Ringrazio mia nonna Maria che con il suo sorriso mi ha sempre confortato infondendomi tanto ottimismo e saggi consigli. Ringrazio mia nonna Franca che, anche se lontana, non mi ha mai fatto mancare il suo pieno appoggio e la sua fiducia nelle mie capacità.  Grazie anche ai miei zii per il loro sostegno.

Ringrazio il Dottor Giorgio Del Mare, e la sua famiglia, che da anni guida ed accompagna la mia carriera universitaria e professionale fungendo da prezioso “tutor” e fabbricatore di idee come la sua stessa azienda testimonia. Da lui ho appreso voglia di eccellere, professionalità e stacanovismo.

Infine desidero ringraziare e dedicare il mio lavoro a mio nonno Lello e mio nonno Peppe. Più di tutti loro avrebbero desiderato partecipare a questo giorno. Per voi.

Un grazie particolare alla FC Juventus (settore giovanile e Juventus Soccer School) e all’ FC Internazionale Milano (Settore giovanile ed Inter Campus) che mi hanno permesso di partecipare attivamente alle loro splendide attività mettendo a mia disposizione il loro materiale.


INDICE:

Introduzione:……………………………………………………………9

             Basi dell’avviamento allo sport        ……………………………………10

             Età biologica , età cronologica e fasi sensibili…………………11

             Approccio psicologico nel calcio: psicologia dello sport e qualità dell’allenatore………………………………………………………………….13

             Aspetti tecnici del calcio nel bambino……………………………17

             Gesti tecnici fondamentali…………………………………………17

             Attività fisica, efficienza fisica e valutazione motoria in età evolutiva………………………………………………………………………..20

 

 

Il calcio dalla parte del bambino: due esperienze a confronto: Juventus  Soccer School e Inter Campus…………………………………………23

 

 

JUVENTUS SOCCER SCHOOL……………………………………  23

             GET (GLOBAL EDUCATIONAL TRAINER)……………………25

             Child Protection Policy……………………………………………25

             Zone relazionali…………………………………………………….27

             S.F.E.R.A mandala………………………………………………….29

             Gestione operativa seduta di allenamento………………………32

INTER CAMPUS………………………………………………………35

             Programmi nei vari paesi del mondo…………………………….36

             Obiettivi e caratteristiche allenatore……………………………..38

             Parte pratica…………………………………………………………42

             Criticità e soluzioni…………………………………………………43

 

Lettera di un bambino…ai miei genitori, ai miei insegnanti, ai miei allenatori, ai miei dirigenti……………………………………………..45

 

Riferimenti bibliografici ………………………………………………..46

 

 


 


Hanno detto:

 

 Baden Powel: “Nulla si fa per gioco, ma tutto attraverso il gioco”

GP. Riechter: “Solo venendo sul campo da gioco i bambini lasciano la sala domestica dei corsi e dei balbettamenti, ed entrano propriamente in politica, ad incominciare la loro pratica come uomini”


Platone: “Se un piccolo dovrà diventare un bravo contadino o muratore, il futuro muratore bisogna che giochi a costruire qualcosa delle piccole cose che fanno i bambini…ed il soldato a cavalcare giocando o a fare qualche altra cosa così: bisogna che l’educatore si sforzi di volgere i desideri ed i piaceri dei fanciulli la ove, giunti, troveranno il compimento delle loro perfezioni di adulti”


F.Froebel: “Il gioco è la più spirituale ed autentica manifestazione dell’uomo di infanzia, l’immagine più fedele della sua vita interiore…, è la causa dell’origine di ogni bene perché il fanciullo che gioca con costanza ed energia e dedica se stesso al gioco fino alla stanchezza, diverrà in futuro indubbiamente un uomo attivo, tranquillo, tenace, disposto a sacrificarsi per il bene degli altri”


Kung: “Il gioco e l’apprendimento sono uno stato mentale”

 

“Vi aiutiamo a costruire l’uomo migliore: sia esso un dilettante o un professionista”


Introduzione
L’uomo, fin dalla sua nascita, sente la necessità di soddisfare i suoi bisogni elementari creando strumenti: strumenti per comunicare con i propri simili, strumenti per “giocare”, appunto.

Inoltre, l’aspirazione di avere compagni, fin dai tempi primordiali, è uno dei bisogni che un essere umano, nei primi anni di vita, ha cercato di soddisfare maggiormente. Così nasce il gioco.

Il gioco è il primo segno di cultura, è intima funzione dell’uomo stesso attraverso il quale sfoga il suo istinto “a fare,” dando vita alle sue emozioni più profonde.

La scelta della palla in un gioco è attribuibile sia all’astratto che al concreto. Chi utilizza la palla immagina scelte dall’esito incerto. Questa immaginazione delle scelte fatte nel dubbio danno l’idea all’uomo che le sue incertezze si realizzino in piena coscienza e libertà.

L’utilizzo della palla comporta anche dei notevoli vantaggi dal punto di vista motorio e senso-percettivo. Il suo utilizzo rende il corpo elastico, pronto e flessibile e svilupperà la resistenza. Le capacità coordinative ruotano intorno all’utilizzo di un attrezzo come la palla: la capacità di differenziazione, di orientamento spazio-temporale, di destrezza e di equilibrio.

Vengono inoltre costantemente stimolati gli apparati visivi ed uditivi.
Nei giochi sotto forma di gara vengono esaltati sentimenti come la competizione e lo spirito di gruppo che stimolano la concentrazione e la piena attivazione che impone estremo impegno e precisione.

 

 

Le basi dell’avviamento allo sport:

Nella accezione moderna di avviamento allo sport la pianificazione dell’attività al gioco del calcio nell’infanzia/adolescenza richiede oggi competenze specifiche. Il bambino non è un adulto in miniatura e, nell’avvicinarsi allo sport, ripone aspettative proprie, ben diverse da quelle dei grandi. Per questo, le necessità psico–fisiche, accanto alle capacità coordinative di base, devono sperimentare la polivalenza ed il gioco libero, rispettando l’autonomia nei modi di agire e di eventuali iniziative personali.

I bambini sono un universo complesso mosso da semplici regole, ma così numerose che, trascurarne qualcuna potrebbe far sbagliare l’allenatore.

Secondo quanto riportato sulla guida tecnica  FIGC, a proposito delle scuole calcio, si ribadisce che:

“…L’istruttore, dal punto di vista metodologico, più che dirigere e impartire ordini, dovrà osservare per modificare eventualmente metodo e contenuto; suo compito sarà quello di creare un ambiente ricco di motivazioni, suscitando nei bambini interesse e piacere nell’allenamento. Non dovrà utilizzare nella correzione degli errori reiterati comportamenti disapprovativi, che in genere producono ansia, sfiducia e disattivano ogni spinta che nel bambino è naturalmente presente a migliorarsi. Viceversa, nella correzione degli errori, deve valorizzare la parte fatta bene e poi spostare il suo intervento per correggere la parte fatta male”.

Per questo oggi si propongono interessanti indicazioni didattico–metodologiche, in grado da una parte di adeguarsi agli strumenti cognitivi dei bambini e dall’altra di permettere di partecipare attivamente al gioco con maggiore continuità, anche per i meno abituati alle iniziative personali.

 

 

 

Età biologica , età cronologica e fasi sensibili:

Affinchè l’attività motoria dei bambini/adolescenti sia efficace e soprattutto non dannosa è necessario conoscere le caratteristiche auxologiche e psicologiche dei piccoli allievi.

La conoscenza delle varie fasi dello sviluppo, e di come esse si susseguono, consente di pianificare, in relazione alle varie fasce di età ed alle caratteristiche fisiche, programmi specifici ed attente valutazioni.

Il “periodo evolutivo” è l’arco di tempo che intercorre tra la nascita dell’individuo ed il suo completo sviluppo fisico, caratterizzato da processi di mutamento. Esso si divide in infanzia (0-9 anni) ed adolescenza (10-18 anni).
Ogni allenatore dovrà ben conoscere “l’orologio biologico” che consente di definire quando sottoporre gli atleti a determinate sollecitazioni e quando essi sono in grado di recepire determinati input.

Negli ultimi anni alcune ricerche hanno evidenziato l’esistenza di varie tappe relative all’apprendimento motorio ipotizzando l’esistenza di alcuni “momenti” (lassi di tempo) più favorevoli per lo sviluppo di determinate capacità motorie.
Nell’ambito delle capacità motorie, che si dividono in in coordinative e condizionali (forza, resistenza-velocità e flessibilità) , devono essere valutate le cosiddette fasi sensibili, ossia i lassi di tempo in cui sollecitare tali capacità.
L’aspetto motorio fondamentale del bambino è rappresentato sicuramente dalle capacità coordinative. Molti studi hanno affermato che il periodo più favorevole nel quale si può osservare una maggiore “spinta della crescita” delle capacità coordinative è compreso nell’età che va dai 7 ai 12 anni (tabella 1).

Tabella 1:  Capacità coordinative e loro fasi sensibili
Apprendimento motorio:                  7-12 anni
-Differenziazione:                             7-11 anni
-Stimoli uditivi:                                7-10 anni
-Orientamento spazio-temporale:   6-14 anni
-Ritmo:                                           6-12 anni
-Equilibrio:                                   9-12 anni

Se tali capacità non dovessero essere stimolate a dovere, dopo i 12 anni il loro apprendimento risulterebbe minimo, in alcuni casi addirittura nullo.
Dunque, bisognerà ricorrere a metodologie che stimolino la motricità in generale, ma che tengano perfettamente conto dell’esistenza di queste fasi sensibili attraverso il tipo, , la qualità e la quantità dell’attività svolta.
E’ infatti opportuno sottolineare che un bambino “maldestro” non nasce tale ma semplicemente non ha stimolato a sufficienza le sue capacità coordinative nelle suddette fasi. Per questi motivi il compito di un allenatore “giovanile” è ancora più impegnativo perché è responsabile dello sviluppo fisico-motorio dei suoi allievi.  Fondamentale ritengo sia la capacità di “rapidità”, intesa come reazione e frequenza di movimento, che ha un “momento di spinta” molto breve e che deve assolutamente essere sfruttato.
Discorso simile anche per le capacità condizionali che però vedono il loro acme nell’adolescenza, principalmente dai 12 ai 15 anni.

E’ inoltre opportuno sottolineare che un processo di formazione motoria pluriennale non può trascurare il concetto della multilateralità: ossia lo sviluppo di tutti gli schemi motori di base. Per gli arti superiori essi sono rappresentati da: afferrare, lanciare, prendere;  per il tronco da: rotolare e strisciare e per gli arti inferiori da: camminare, correre e saltare.
Nel calcio la multilateralità dovrà concentrarsi soprattutto sulla tecnica di corsa, cercando di acquisire la tecnica più efficace ed economica possibile.
La corretta strutturazione degli schemi motori serve per creare dei “sottoprogrammi” perfetti su cui poi costruire un nuovo programma motorio.
La base della piramide sarà dunque rappresentata dagli schemi motori di base,  a cui seguono le capacità senso-percettive,  le capacità di coordinazione e infine le abilità tecniche. Dopo aver raggiunto quest’ultima tappa, si potrà passare allo sviluppo delle abilità tattiche.

 

Approccio psicologico nel calcio: psicologia dello sport e qualità dell’allenatore


La psicologia dello sport è una vasta corrente di pensiero dove confluiscono diverse dottrine (psicologia, medicina, psichiatria, sociologia, pedagogia, filosofia, igiene, educazione fisica, riabilitazione, etc.) ed è pertanto un argomento di competenza multidisciplinare aperto al contributo che ciascuno può portare sulla base della propria preparazione specifica (Antonelli e Salvini, 1978).

La psicologia dello sport è lo studio dei fattori mentali e psicologici che influenzano e sono influenzati dalla partecipazione e dalla prestazione nello sport, nell’esercizio fisico e nell’attività fisica e l’ applicazione delle conoscenze acquisite attraverso questo studio che ogni giorno viene effettuato.

La psicologia dello sport professionale è interessata a come la partecipazione allo sport, all’esercizio ed all’attività fisica possa accrescere lo sviluppo personale ed il benessere durante l’intero arco della vita (Association for the advancement of applied sport psychology (AAASP), 1985). Sebbene sia prevista la figura ufficiale dello psicologo dello sport nello staff di una squadra, dilettante o agonistica che sia, è tuttavia vero che le condizioni economiche e sociali in cui la squadra stessa opera possono far cadere questa necessità.
E’ fondamentale dunque che un allenatore che guida un gruppo di bambini/adolescenti sia molto preparato circa la materia psicologica, proprio a causa della responsabilità che il suo ruolo comporta.

Non è senz’altro un compito facile descrivere le qualità che deve avere un buon allenatore che è chiamato a svolgere il difficile ruolo di guidare un gruppo, sia questo composto da ragazzi che da persone adulte. Essere allenatore è  un “mestiere” molto affascinante, ricco di soddisfazioni, ma anche pieno di responsabilità, con le quali bisogna necessariamente fare i conti quotidianamente, al fine di svolgere il proprio lavoro in maniera valida, efficace e produttiva.

Un allenatore deve favorire l’apprendimento cognitivo-motorio-tecnico, ossia una attività diretta all’acquisizione ed al perfezionamento di conoscenze e capacità che può cambiare o modificare la personalità di un individuo in seguito ad una o più esperienze.

Il lavoro di un buon istruttore/insegnante è quello di innalzare il livello tecnico-morale di tutti i componenti del suo gruppo e non solo dei più dotati o recettivi, il cosiddetto effetto pigmalione. Ha anche l’obiettivo di mescolare alla perfezione sia il metodo deduttivo che  induttivo, dosando quest’ultimo in particolare  per favorire la libera esplorazione e la scoperta guidata.

Un allenatore deve possedere i seguenti requisiti:

-Comunicazione: L’allenatore deve essere un ottimo comunicatore.

E’ fondamentale sottolineare che l’uomo attua una comunicazione sostanzialmente in tre modi:

1)Verbale: E’ un tipo di comunicazione che prevede l’utilizzo della voce.

Tale comunicazione è efficace se, dopo una corretta osservazione delle cose, si descrivono le microazioni, vengono utilizzate parole precise e concrete che possono essere precedentemente preparate. E’ inoltre importante riuscire a separare i fatti dalle opinioni ed usare frasi positive (eliminando la parola “non”) soprattutto nei feedback.

2)Para-Verbale: Riguarda prevalentemente il tono, il volume e i ritmi della voce, caratteristiche che devono sempre essere sapientemente dosate a seconda delle varie situazioni. Importante è anche l’utilizzo delle pause per sottolineare dei concetti ritenuti più importanti.

3)Non Verbale: Riguarda la mimica, la gestualità, la postura, lo sguardo, la distanza ed il contatto fisico.

I gesti vanno ben dosati ed hanno il solo scopo di chiarire le parole, non di essere utilizzati inutilmente. I gesti possono inoltre essere associati al cosiddetto “modellismo” ossia ricorrendo alla mimica nella spiegazione di un determinato gesto tecnico ad un bambino/adolescente.  Alcuni studi sui neuroni specchio hanno evidenziato una certa efficacia di questo modello.
Inoltre, la differenza la può fare non solo il tipo di sguardo che un allenatore usa nei confronti di un allievo, ma la distanza con la quale si posiziona per dire o chiarire un determinato concetto.

Nella comunicazione è importante una partecipazione attiva. Qualora il bambino non dovesse immediatamente recepire quanto gli viene detto, è necessario comprendere i cosiddetti “segnali di ritorno” e rilanciare il messaggio utilizzando una tecnica diversa.

-Ascolto: L’allenatore deve essere sicuramente un buon ascoltatore. Collegato direttamente alla comunicazione verbale, il saper ascoltare rappresenta una dote qualificante e condizionante il rapporto con i propri giocatori. Creare un clima favorevole alla comunicazione, attraverso un atteggiamento paziente ed attento da parte del Mister, darà un senso di fiducia a colui che si appresta a parlare.
Osservazione: L’osservazione delle dinamiche comportamentali, della recettività dei propri messaggi, oltre che delle competenze tecnico-tattiche, è fondamentale per un buon allenatore. Egli deve essere in grado di evidenziare gli elementi qualificanti il comportamento e gli stati d’animo dei propri giocatori, non facendosi distrarre, distaccando i fatti dalle opinioni.
Motivazione: La motivazione è un agente fisiologico, emotivo e cognitivo che organizza il comportamento individuale verso uno scopo. Essa si accompagna spesso ai bisogni dell’individuo. Secondo lo studioso Manslow esiste una sorta di teoria della gerarchia dei bisogni che prevede il soddisfacimento di bisogni dapprima  fisiologici, poi di sicurezza, sociali, di stima e infine di autorealizzazione.
In ambito calcistico i bisogni che i bambini/adolescenti vogliono soddisfare sono: competenza (apprendere e migliorare le proprie abilità sportive), divertimento (eccitamento, sfida ed azione), socializzazione (stare con gli amici e farsi nuovi amici), squadra (essere parte di un gruppo), competizione (gareggiare, avere successo, vincere) e forma fisica (sentirsi in forma o sentirsi più forte).

L’allenatore dovrà diventare un punto di riferimento per il bambino stesso, dovrà fornire giusti “incentivi” ossia stimoli organizzati volti ad acquisire nuovi elementi e modelli di risposte e comportamenti.
Pianificazione  e programmazione: Un allenatore di livello ha l’obbligo di programmare il suo lavoro nei minimi dettagli. Programmare vuol dire pianificare in maniera precisa, sapere che cosa si fa in un determinato momento e perché la si fa.

Inizialmente si procede con un’ analisi generale che valuti le condizioni di partenza di tutti gli atleti a disposizione.

Successivamente, dopo aver analizzato i bisogni primari e secondari, vengono scelti gli obiettivi generali e specifici cui segue la scelta dei contenuti.
Infine, vengono scelti i metodi attraverso i quali ottenere gli obiettivi prefissati.
La valutazione e la strategia sul recupero/potenziamento completano quella che noi possiamo definire programmazione.

 

 

Aspetti tecnici del calcio nel bambino:

Le abilità tecniche sono i fondamenti su cui si basa l’azione di gioco. L’apprendimento, lo sviluppo ed il successivo controllo del suddetto gesto consentono di padroneggiarlo e di rivolgere maggior attenzione verso il gioco.
Il gesto tecnico deve essere economico e possedere requisiti come la sensibilità e l’orientamento spazio-temporale.

I parametri che influenzano l’esecuzione dei gesti tecnici sono: la corretta esecuzione del gesto, la presenza di uno o più avversari, spazi e tempi del gioco e la velocità della situazione in cui ci si trova.

I  gesti tecnici fondamentali sono:

  • Guida della palla: E’ il gesto tecnico che permette al giocatore con la palla di spostarsi in qualsiasi zona mantenendone il possesso.
    Questo gesto serve per guadagnare spazio o per portarsi in situazione favorevole per eseguire un passaggio o per calciare.
    E’ importante adottare una corretta postura, eseguendo passi corti e rapidi senza irrigidire la muscolatura.

*

  • Trasmissione della palla (passaggio): Gesto tecnico che rappresenta la comunicazione fra due compagni di squadra. Affinchè questo gesto risulti corretto è fondamentale che: il giocatore che deve ricevere la palla assuma tramite spostamenti una corretta posizione e postura idonea alla ricezione, e che il giocatore in possesso deve essere veloce e preciso nello scegliere l’attimo giusto per il passaggio.
  • Occorre dare la giusta forza alla palla e calciare quando il pallone è vicino al corpo assumendo una corretta postura, qualsiasi sia l’esecuzione del passaggio preferibilmente di interno piede.

*

  • Ricezione della palla (stop): Abilità del giocatore di ricevere e dominare la palla nel più breve tempo possibile, al cospetto di avversari e in una situazione di gioco più o meno veloce.
  • Può essere eseguito con diverse parti del corpo e necessita di adeguate capacità coordinative.
    *
  • Contrasto: E’ un elemento tecnico di opposizione che scaturisce da una azione contemporanea di due giocatori (uno con la palla ed uno senza palla) che tentano di mantenere o di recuperare la palla.
  • E’ importante, al momento del contrasto, mantenere una adeguata tensione muscolare, tenere il baricentro basso e scegliere il giusto tempo di intervento.
    *
  • Colpo di testa: E’ un gesto tecnico molto utilizzato. Presenta solo la possibilità di urto in rapporto al contatto con la palla.  La testa, a causa delle sue caratteristiche morfologiche, offre meno possibilità di controllo.
    E’ importante, al momento del gesto, tenere gli occhi aperti, andare incontro alla palla ed allargare le braccia al momento dell’impatto.
    *
  • Rimessa laterale: Questo gesto tecnico consente ad un giocatore di movimento di utilizzare le mani dopo che la palla è uscita al di fuori delle linee laterali del campo. Il gesto può essere eseguito con o senza corsa, i piedi non devono mai staccarsi dal terreno e le mani devono essere poste dietro la nuca.
    *
  • Tecnica del portiere: Il portiere gode di un ruolo particolare e dunque va allenato secondo criteri specifici. Il portiere dovrà partecipare attivamente al gioco attraverso i mezzi tecnici sotto elencati.
  • Gli aspetti da curare sono: posizione tra i pali, presa della palla, uscita, rilanci, scelta dei tempi, disposizioni e comunicazione con i compagni.
    *
     * immagini dalla Guida tecnica FIGC (bibliografia)

    Attività fisica, efficienza fisica e valutazione motoria in età evolutiva.
    L’attività fisica è un bisogno innato per il bambino, fondamentale per il suo sviluppo psico-fisico. Nei primi anni di vita il movimento è rappresentato da movimenti stereotipati che avvengono in risposta a riflessi, rappresentando la prima tappa dello sviluppo psicomotorio. Successivamente, con la maturazione del sistema nervoso centrale, vengono compiuti nuovi movimenti che dipendono dalla volontà del soggetto, come alzare il busto, ruotare, strisciare e camminare.
    Nei primi 5-7 anni si  sviluppano gli schemi motori di base, intorno  ai 9 anni la maturazione del metabolismo muscolare rende possibili le attività anaerobiche, entro i 12 anni maturano le capacità  di  coordinazione e entro i 16 anni si sviluppano  le capacità condizionali che rendono possibile l’inserimento del giovane in attività programmate anche di alto livello ed intensità.
    L’attività fisica in età pediatrica garantisce benefici che interessano sia la sfera psicologica sia quella fisica. Fondamentale è la differenza tra attività fisica ed esercizio fisico, ossia una forma pianificata strutturata e ripetuta nel tempo che ha la chiara finalità di migliorare la performance dell’individuo stesso, ossia una efficienza fisica.
    L’efficienza fisica si fonda sul corretto funzionamento del sistema cardiovascolare, su un giusto equilibrio tra massa magra e massa grassa e sul possesso di capacità motorie ragionevoli.
    Il ruolo dell’esercizio fisico, soprattutto in età pediatrica, ha l’obiettivo di aumentare la massa magra, l’insulino-sensibilità e l’uptake muscolare di glucosio.
    La valutazione motoria in età pediatrica si basa su test che valutino sia l’efficienza fisica che le attività grosso-motorie e fini.
    I test utilizzati sono definiti da campo, eseguibili con attrezzature poco costose e  invasive.
    Un test deve possedere le seguenti caratteristiche:
    -validità: indica la correttezza del contenuto della prova
    -attendibilità: garanzia di ottenere risultati a parità di condizione
    -oggettività: indica l’uniformità che gli istruttori attribuiscono alla prova
    In Europa la batteria di test maggiormente utilizzati sono gli “Eurofit” che valutano la misurazione dell’efficienza fisica (resistenza cardiorespiratoria, forza-resistenza muscolare ed agilità-equilibrio).
    I test che invece valutano le abilità grosso-motorie e gli schemi di riferimento motori misurano la locomozione ed il controllo dell’oggetto.I metodi di valutazione dei livelli di attività motoria in età pediatrica devono essere pratici, compatibili e soprattutto affidabili.
    -Osservazione diretta: osservare e registrare il comportamento di una persona, rappresenta il gold standard.
    -Diari, questionari, interviste: vengono dettagliate le attività fisiche eseguite in un determinato periodo. Le informazioni ricavate sono convertite in una stima del dispendio energetico.
    -Metodi strumentali: ad esempio monitors, contapassi, global positional system

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il calcio dalla parte del bambino: due esperienze a confronto:

Juventus  Soccer School e Inter Campus

 

Juventus Soccer Schools

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La mission di Juventus Soccer School (JSS) è quella di creare il miglior  progetto scuole calcio al mondo ossia:

  • organizzare un progetto innovativo dedicato ai giovani
  • garantire a TUTTI i partecipanti di vivere un ambiente sano ed

educativo

  • diffondere metodologie didattiche peculiariconsiderare calcio, gioco e sfida come il fulcro su cui si basa il modello di apprendimento
  • garantire la presenza di un TEAM appositamente selezionato e formato.

Il Centro Studi è costituito da uno Staff di professionisti, esperti e professori, al fine di creare una programmazione adatta alle diverse fasce di età che uniformi le attività proposte in tutti i progetti JSS; è prevista la formazione di un Team Tecnico, secondo una graduatoria nazionale da cui selezionare il team da inserire nei progetti JSS.

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Per questo, nel 2004, è nato il Centro Studi di Juventus Soccer Schools e, per questo, dal 2004 il centro studi ha condotto ricerche, studiato e collaudato nuovi metodi e modelli di insegnamento.
Oggi Juventus Soccer Schools può vantare di essere l’unica scuola in Europa a possedere un proprio modello di insegnamento definito MODELLO JSS. Il modello JSS presentato da Juventus University ha come priorità la corretta formazione ed evoluzione professionale del Tecnico, la ricerca e la diffusione di tutte quelle caratteristiche tecnico-sportive, sociali e culturali che garantiscano ai giovani di praticare al meglio l’attività sportiva ed il calcio, dall’avviamento sino alla specializzazione (5-18 anni), secondo un modello identificato nel Global Educational Trainer (GET ).


GET:

L’impostazione pedagogica del GET si propone di sviluppare un allenatore multidisciplinare capace di considerare, oltre agli aspetti di tipo tecnico e motorio, anche quelli di tipo socio-psico-pedagogico e comunicativo-relazionale.

L’apprendimento continuo costituisce un concetto chiave per il GET, centrato su un’attivazione emotiva rispetto a quello che si è dentro e fuori dal campo.

Questa filosofia deve essere trasmessa dall’allenatore non solo ai giocatori, ma prima di tutto a sé stesso.

Il modello JSS è un’area di ricerca e formazione che si occupa della tutela dei minori e delle norme etico-comportamentali che il team deve rispettare quali progetto educativo, processo di crescita globale, e la sanabilità generale dell’ambiente.

La Psicologia dello Sport in Juventus Soccer School ha l’obiettivo di portare alla luce i meccanismi mentali degli atleti, migliorandone la prestazione sportiva e il benessere in generale  e riconoscendo le risorse del soggetto mediante un adeguato modello di intervento.

A questa branca si ispira  prevalentemente il progetto Juventus University:

 “Vi aiutiamo a costruire l’uomo migliore, sia esso uno sportivo o un professionista”

     Child protection policy

Nel modello educativo JSS la “child protection policy ”  prevede regole e responsabilità bene individuate.

              modulo consegnato al tecnico/genitori  all’atto del tesseramento

In particolare, l’allenatore non dovrà mai:

  • fare la doccia con gli atleti
  • lavorare da solo con loro in stanze chiuse
  • fare favoritismi.

L’allenatore dovrà sempre:

  • bussare prima di entrare negli spogliatoi/camere ed assicurarsi di essere sempre  almeno in 2.
  • interrompere eventuali litigi con determinazione.

Sulla base di questo modello particolare attenzione viene rivolta all’avviamento all’attività sportiva del gioco del calcio nel bambino e adolescente.

E’ importante assumere il punto di vista dei bambini, considerando che lo sport dei bambini è uno spazio di crescita, dove si impara a stare insieme a se stessi ed agli altri: quindi divertimento, partecipazione, amicizia.

Le competenze richieste al GET sono non solo quelle calcistiche, ma anche rispetto dell’integrità psicofisica del ragazzo, con la consapevolezza di avere la massima responsabilità nei confronti dei ragazzi con cui si lavora ogni giorno.

La conoscenza delle dinamiche interpersonali è fondamentale nella gestione dei rapporti umani.

Per poter efficacemente gestire le dinamiche interpersonali è fondamentale innanzitutto collocarsi correttamente nell’ambiente circostante.

Le  ZONE RELAZIONALI  rappresentano la condizione psicologica secondo un modello che ci viene in aiuto proprio per comprendere meglio dove collocarci rispetto a noi stessi, all’ambiente circostante e rispetto alle persone che ci circondano, ponendo l’attenzione non alla distanza fisica, ma a quella mentale:

Ciascuna delle 4 zone è caratterizzata da comportamenti, emozioni e atteggiamenti diversi ad essi peculiari. Se si è consapevoli della zona in cui ci si trova si sa anche cosa è appropriato e cosa non lo è.

ZONA SOCIALE                                            ZONA PERSONALE

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Nel caso di episodi di molestie, abusi, bullismo o discriminazioni è importante assumere un atteggiamento prudente seguendo precise regole di tipo comportamentale:

  • fare sempre un accurato rapporto delle cose osservate o dette
  • mantenere segretezza delle informazioni
  • ascoltare e rassicurare
  • porre domande appropriate
  • non fare mai promesse
  • gestire adeguatamente il rapporto con parenti/tutori.

Tutte le informazioni vanno riportate nelle apposite griglie di osservazione per comportamenti devianti.

Sulla base di queste osservazioni è stato sviluppato un particolare metodo di allenamento: il modello S.F.E.R.A., che rappresenta una metodologia di intervento come strumento di osservazione e di ottimizzazione della gestione della seduta di allenamento. Questo modello si basa sull’approccio teorico del Costruttivismo, che responsabilizza al massimo l’individuo nella costruzione della sua realtà e nella strutturazione dei propri meccanismi mentali, ponendosi sempre come obiettivo quello di far corrispondere la prestazione potenziale con quella reale.

LA SFERA MANDALA

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Sincronia

Capacità di essere completamente  presenti e concentrati su ciò che si sta facendo nel momento della prestazione. Il segreto della sincronia consiste nel fare e immaginare allo stesso tempo.

Nel GET per il tecnico è fondamentale:

  • essere attento a tutto quello che succede
  • avere giusta posizione in campo
  • non perdere  di vista i ragazzi
  • avere un linguaggio adeguato
  • avere capacità di organizzazione
  • avere capacità di modificare in corsa le esrcitazioni
  • chiamare i bambini per nome

Punti di forza

Capacità e abilità fisiche, tecniche e psicologiche che l’atleta riconosce di possedere ai fini di una prestazione di eccellenza. Essi sono collegati al senso di autoefficacia.

Grazie alle risorse personali nel GET il tecnico

  • ha la situazione sotto controllo
  • riconosce i punti di forza del giocatore
  • dà tanti feedback specifici
  • corregge e rinforza con estrema fluidità.

Energia

L’energia, se usata in modo appropriato, ci consente di utilizzare al meglio le risorse al fine di ottenere un buon risultato. Un eccessivo o scarso utilizzo dell’energia ha come conseguenza una sensazione di stanchezza.

Nel GET il tecnico (“l’invisibile”):

  • si sposta in campo
  • mantiene una giusta distanza dai bambini
  • dà indicazioni con un giusto tono di voce e un adeguato atteggiamento corporeo
  • carico ed equilibrato.

Ritmo

Il ritmo è ciò che genera il giusto flusso nella sequenza dei movimenti. È ciò che dà qualità all’azione:

ü chi è dominato dal ritmo viene percepito come elegante;

ü chi è dominato dall’energia appare come potente ed esplosivo nei movimenti.

Nel GET il tecnico:

  • dedica il giusto tempo alle varie fasi dell’allenamento
  • non perde tempo tra una fase e l’altra
  • evita i  tempi morti
  • usa giusti tempi di recupero
  • propone esercizi di difficoltà adeguata al gruppo
  • non lascia i bambini fermi
  • è coinvolgente ed elegante.

Motivazione

È il motore motivazionale, è la massima espressione della passione che permette all’atleta di superare i limiti. È la condizione fisica e mentale che l’atleta vive nel momento in cui si sente pronto per la prestazione. L’attivazione è legata al “rituale”.

Nel GET il tecnico è il valore aggiunto:

  • gioca e si diverte coi ragazzi
  • crea rituali insieme ai ragazzi
  • dà ad esempio il “5”
  • esalta i gesti atletici dei ragazzi
  • riconosce e stimola il fair play
  • dà obiettivi chiari (spiegando cosa si fa e perché lo si fa).

S

Per la Juventus Soccer School essere un modello significa avere alti standard di comportamento, rispettare rigorosamente la puntualità, utilizzare un linguaggio corretto e mostrarsi in condizioni che non violino la decenza pubblica.
E’ anche molto importante la responsabilità della sicurezza di tutti gli atleti ed i visitatori.
Altro aspetto rilevante è l’apparenza e la coerenza. I vertici di JSS tengono molto all’abbigliamento (sempre quello del partner tecnico ufficiale), al non utilizzo di oggetti superflui e pericolosi quali orecchini, bracciali e collane oltre che al rispetto totale del materiale tecnico.
E’ richiesta inoltre la massima educazione nei confronti di tutto il personale che lavora all’interno dello Juventus trainer center di Vinovo (TO).

Per stimolare i ragazzi a seguire queste regole è importante mostrare, da parte dell’allenatore e dello staff tecnico, una coerenza comportamentale che preveda un corretto atteggiamento in campo, nel luogo degli spogliatoi e nei rapporti con i genitori.

Dal momento dell’ingresso sino al momento della riconsegna al genitore o al tutor (qualora i ragazzi provengano da fuori regione) l’allenatore è assolutamente responsabile dei comportamenti e dell’incolumità degli atleti compresa la gestione degli spostamenti all’interno della struttura.
Al centro del progetto educativo c’è il bambino. Il bambino vuole giocare, all’allenatore è dato il compito di creare un percorso di apprendimento “ad hoc” in cui emergano sempre divertimento ed entusiasmo oltre alla voglia di fare nuove scoperte. I fondamenti di questo modello sono: sicurezza, educazione e formazione.

 

La gestione operativa del modello JSS prevede:
prima dell’allenamento:

– programmazione

– controllo e disposizione del materiale in campo

– preparazione spogliatoio

– attesa giocatori

durante l’allenamento:

– controllo e contatto nello spogliatoio

– ingresso in campo: materiale, altro

– gestione campo

– sicurezza

– uscita dal campo: materiale, altro

– aiuto e contatto nello spogliatoio

– consegna alle famiglie e contatto

dopo l’allenamento:

– controllo spogliatoio, materiale, altro

– feedback (bambini, personale)

Le caratteristiche dell’allenamento sono:

– Continuità

– Gradualità

– Variabilità

– Multilateralità

– polivalenza

In quest’ottica è fondamentale promuovere l’apprendimento attraverso esercitazioni, che in relazione alla fascia di età, avranno un aspetto ludico più o meno marcato.

La corretta gestione di una seduta di allenamento, oltre che da aspetti tecnico-tattici, è legata all’intensità e al ritmo delle esercitazioni, riducendo al minimo i

tempi morti.

Il coach dovrà posizionarsi sempre correttamente sul campo durante la seduta al fine di seguire tutti i calciatori e impartire spiegazioni e suggerimenti rapidi, semplici e soprattutto chiari.  Deve saper utilizzare al meglio la voce, modulandone il tono secondo le esigenze, senza ricorrere all’aiuto dei gesti.
I fattori che influenzano una prestazione sportiva sono: capacità tecniche, tattiche, motorie, fisiche e cognitive.

Dalla categoria “primi calci”(5 anni) fino alla categoria esordienti B (11-12 anni) dovranno essere privilegiate soprattutto le capacità tecniche e quelle motorie relative alla coordinazione (di cui abbiamo già precedentemente parlato).
La tecnica calcistica, in Juventus, è intesa come l’efficacia del gesto tecnico riproponibile in partita.

Allenanti per la tecnica calcistica sono:

-esercitazioni analitiche: in cui si dispongono i calciatori a coppie o terne senza avversari
-esercitazioni situazionali: in cui si ripropongono le condizioni della gara
-azioni di gioco

-partite

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inter Campus

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Inter Campus svolge da quattordici anni interventi sociali e di cooperazione in numerosi paesi del mondo, con il supporto di operatori locali, utilizzando l’attività del calcio come programma educativo e di recupero e come progetto di protezione sociale.

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Qui di seguito sono elencati i vari paesi del mondo che hanno aderito al programma.

  • Angola (progetto iniziato nel 2008): collaborazione con i padri salesiani locali per il recupero sociale ed educativo in particolare dei bambini della “Lixeira”, quartiere immondezzaio di Luanda;
  • Argentina (progetto iniziato nel 2004): promozione sociale ed educativa di bambini ai margini della società e formazione pedagogica di allenatori;
  • Bolivia (progetto iniziato nel 2008): supporto all’attività educativa e ricreativa in favore di bambini dei quartieri periferici disagiati;
  • Bosnia ed Erzegovina (progetto iniziato nel 1999): integrazione etnica, aiuto psicologico iniziato con il recupero dei traumi bellici.Più recentemente, inserimento nell’attività calcistica di bambini dati in affido;
  • Brasile (progetto iniziato nel 1998): supporto all’alfabetizzazione, attività calcistica ed educativa nel tempo libero contro devianze sociali, valorizzazione aree carenti;
  • Bulgaria (progetto iniziato nel 1999): attività ludiche e ricreative in aree emarginate e isolate, incluse comunità Rom;
  • Camerun (progetto iniziato nel 2001): formazione tecnica di allenatori secondo metodologie pedagogiche e integrazione sociale di bambini di aree isolate ed emarginate;
  • Cina (progetto iniziato nel 1998): promozione del calcio come gioco e integrazione di bambini delle campagne e formazione calcistica dei tecnici secondo metodologie pedagogiche;
  • Colombia (progetto iniziato nel 1999): attività calcistica ed educativa nel tempo libero contro narcotraffico e guerriglia;
  • Congo (progetto iniziato nel 2009): integrazione sociale contro situazioni di povertà ed emarginazione estreme; recupero dei bambini-soldato
  • Cuba (progetto iniziato nel 2005): promozione del gioco del calcio, formazione tecnica di allenatori secondo metodologie pedagogiche, valorizzazione di aree isolate;
  • Iran (progetto iniziato nel 1999) apertura e integrazione internazionale in favore dei bambini, formazione calcistica dei tecnici secondo metodologie pedagogiche;
  • Israele e Palestina (progetto iniziato nel 2000): costruzione di un programma condiviso di corsi di formazione e attività ludica destinato a iniziare in parallelo e a terminare in sessioni congiunte;
  • Libano (progetto iniziato nel 2006): integrazione religiosa e ritorno alla normalità attraverso attività ricreative con il supporto dell’esercito italiano;
  • Marocco (progetto iniziato nel 2005): supporto all’alfabetizzazione e integrazione femminile;
  • Messico (progetto iniziato nel 2004): integrazione sociale contro il disagio giovanile;
  • Paraguay (progetto iniziato nel 2008): supporto all’integrazione sociale e alla restituzione di spazi ricreativi in favore di bambini abbandonati o orfani;
  • Polonia (progetto iniziato nel 2003): attività calcistica nel tempo libero contro l’alcolismo e devianze sociali;
  • Romania (progetto iniziato nel 2000): integrazione sociale di bambini di orfanotrofi e recupero psicomotorio;
  • Uganda (progetto iniziato nel 2008): supporto alle scuole e all’ambulatorio locali per radunare i bambini con l’attività di calcio e sottoporli alle profilassi contro le malattie dell’acqua inquinata;
  • Ungheria (progetto iniziato nel 2010): integrazione sociale di bambini di orfanotrofi e recupero psicomotorio;
  • Venezuela (progetto iniziato nel 2010): attività calcistica ed educativa nel tempo libero contro devianze sociali, valorizzazione aree carenti.

OBIETTIVI:

Inter Campus si pone come principali obiettivi:

— supporto all’ integrazione sociale contro situazioni di povertà e di emarginazione dove la presenza dell’Inter ha lo scopo di utilizzare il calcio in generale come strumento per aiutare i bambini che soffrono o che vivono in aree o situazioni disagiate, o semplicemente lontane dal calcio. In tutti questi Paesi, Inter Campus risponde alla volontà di offrire ai giovani la possibilità di partecipare a iniziative che cercano sempre di coniugare l’attività sportiva con quella scolastica ed educativa, con il coinvolgimento dei ragazzi in un percorso formativo completo, di sostenerli facendoli giocare in quanto bambini e non piccoli calciatori, in perfetta sinergia con le metodiche tecniche del Settore Giovanile dell’Inter.

— Formazione tecnica degli istruttori locali attraverso corsi che consentano il trasferimento di metodologie educative e di allenamento specifiche  di Inter  Campus. In tal modo il gioco del calcio diventa strumento per restituire ai bambini il diritto al gioco e al divertimento; per insegnare e sviluppare i gesti tecnici fondamentali del calcio, per favorire l’istruzione attraverso progetti  educativi e ricreativi, ed infine per favorire l’aggregazione.

Quanto appena detto ci consente di intuire che il compito di un allenatore di Inter Campus è molto complesso, in quanto richiede specifiche competenze che, prima di essere tecniche, devono prettamente essere pedagogiche.
Prima dei contenuti tecnici e situazionali un allenatore che opera in questi contesti e in queste condizioni (carenza di materiali e di strutture di un certo tipo) ha l’obiettivo di instaurare con i bambini/adolescenti un contatto prevalentemente emozionale che ha l’obiettivo di comprendere le attitudini del bambino,  in base ai suoi bisogni, alle sue esigenze e al suo vissuto sociale, favorendo l’apprendimento motorio e tecnico. In un contesto certamente più difficile rispetto ai paesi a maggiore sviluppo economico e sociale è necessario proporre  una didattica che consenta al bambino di imparare al meglio.

Per questo l’allenatore deve essere

— un educatore

— un buon ascoltatore

— incoraggiante e stimolante.

Deve far intraprendere un percorso educativo, formativo e istruttivo che deve sempre promuovere l’apprendimento e il  divertimento usando dolcezza e stimolando la fantasia, la creatività, la stessa esuberanza per ottenere il migliore risultato: consentire l’apprendimento divertendo e stimolando il bambino/adolescente.

Deve favorire la scoperta guidata e la libera esplorazione attraverso un metodo induttivo preciso e mirato che consenta al bambino stesso di arrivare, divertendosi, alla corretta soluzione dei giochi e delle esercitazioni che vengono proposte. In tal senso le esercitazioni devono sempre essere scrupolosamente programmate nei minimi dettagli e con i carichi fisici ma soprattutto cognitivi idonei alla fascia di età che si tratta e soprattutto alle condizioni generale degli allievi.

L’azione di un buon educatore, dunque, non può prescindere dal trasmettere fiducia ed emozione ai propri ragazzi che, quando la recepiscono, attuano una sorta di “ricambio emozionale” esprimendolo con massima disponibilità all’apprendimento.

Dopo aver vissuto la mia esperienza lavorativa in qualità di tirocinante in Inter Campus, posso affermare che le principali motivazioni che caratterizzano i bambini/adolescenti nella attività calcistica sono:
-divertirsi
-spendere le proprie grandi energie

-entusiasmarsi
-saper vivere in gruppo

-giocare e fare gol.

L’allenamento è dunque un percorso educativo, formativo e istruttivo che deve sempre promuovere l’apprendimento e il divertimento.
Oltre alle fondamentali competenze psico-pedagogiche gli allenatori che operano in questi contesti hanno ovviamente anche obiettivi tecnici altrettanto importanti.
Sebbene la finalità principale del progetto Inter Campus è quella di restituire ai bambini/adolescenti nativi in paesi sottosviluppati il diritto al gioco e al divertimento, è tuttavia vero che va parallelamente sviluppato un progetto tecnico che consenta a tali allievi di riuscire a migliorare il loro bagaglio tecnico. Ciò consentirà loro non solo di prendere parte consapevolmente e attivamente alle esercitazioni proposte ma anche di sviluppare il proprio potenziale al cospetto di tecnici qualificati.

La parte “pratica” di Inter Campus prevede allenamenti estremamente pianificati e programmati. In relazione al numero dei ragazzi (che può variare da 20 a 100) vengono strutturate le singole sedute dirette da due allenatori di Inter Campus, coadiuvati da altri due istruttori locali che collaborano nella traduzione ed apprendono le metodologie Inter Campus. Le sedute non dovranno superare il numero di venticinque bambini, dunque si va da un minimo di due ad un massimo di quattro sedute giornaliere proprio per effettuare allenamenti verosimili, che rispettino spazi e tempi di cui ogni bambino ha bisogno.

Il principale obiettivo è lo sviluppo dei sette gesti tecnici fondamentali trattati precedentemente nell’introduzione: trasmissione della palla, ricezione della palla, guida della palla, contrasto, colpo di testa e tecnica del portiere.
Di ogni gesto tecnico dovranno opportunamente essere curate la gestualità, la sensibilità la disposizione spaziale e la coordinazione.

 

La strutturazione degli allenamenti

Le esercitazioni proposte devono:

  • Avere necessariamente un aspetto ludico
  • Prevedere  esercitazioni che soddisfino la prima richiesta di un bambino/adolescente che si approccia al calcio: giocare e fare gol.
  • Prevedere break costanti ogni 15 minuti per ampliare l’aspetto ricreativo e fornire importantissimi feedback in cui le esigenze e le domande dei bambini sono principali protagonisti.
  • Prevedere continui tornei e gare che costituiscono una parte fondamentale dell’unità didattica.
  • Inoltre bisogna insistere sulla stimolazione continua del sistema multisensoriale. In particolare le esercitazioni dovranno contenere input che riguarderanno:
  • stimolo visivo :   ad esempio: “guida nel traffico”: Il giocatore guiderà la palla in uno spazio al cui interno sono posti birilli di diverso colore. Birillo rosso: guida con l’esterno Birillo giallo: guida con l’interno
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    *
  • stimolo uditivo: Ad esempio “guida e tira partendo da posizioni diverse” : I bambini, partendo da posizioni diverse(in senso orario) guideranno la palla sempre in diversa modalità verso il conetto posto al centro, e poi tireranno in porta.L’allenatore dovrà chiamare una delle quattro postazioni.
  • stimolo tattile: Ad esempio “gioco a confronto”: Gioco a confronto tra 2 squadre di 4 elementi. Ogni squadra deve eseguire un percorso motorio per le capacità coordinative. Chi arriva per primo sulla palla, attaccherà la porta per fare gol, chi non arriverà per primo dovrà difenderla.
  • stimolo multisensoriale
    ImmagineImmagine

Durante l’unità didattica (seduta di allenamento) affinchè gli obiettivi di Inter Campus siano raggiunti, l’allenatore dovrà fronteggiare vari problemi ai quali dovrà dare rapide soluzioni nel rispetto delle esigenze degli allievi.

Le difficoltà a cui l’allenatore potrebbe far fronte sono:
-riduzione dell’attenzione

-riduzione della tolleranza alla disciplina

-prevalenza dell’egocentrismo sullo spirito di gruppo

-difficoltà nell’identificare gli spazi

-i bambini/adolescenti richiedono esercitazioni finalizzate al gol
Per superare questi problemi, esistono varie soluzioni:

-proporre esercizi variegati e fantasiosi

-proporre esercizi che riducano al massimo le pause ed i tempi morti
sollecitare continui adattamenti

-cambiare sempre tempi e spazi dei giochi

-creare esercitazioni con uno scopo preciso e stimolante.

Il bambino/adolescente è dunque al centro di un processo attivo di apprendimento.

La lettera qui di seguito riportata, tratta da G. Basso, M.G. Pugliese, “La Pallavolo. Allenare educando”  ci fa riflettere sull’arduo compito che genitori, insegnanti, allenatori  hanno  nel trasmettere il ruolo formativo ed educativo dello sport nel mondo dei bambini.
Lettera di un bambino…ai miei genitori, ai miei insegnanti, ai miei allenatori, ai miei dirigenti…

“So che tutti mi amano perché lo dimostrano in ogni cosa, ovunque e in ogni rapporto che ci unisce, ma per l’amore che nutrite per me e che io nutro per voi, vorrei che mi deste la possibilità di essere libero di crescere nel modo più naturale possibile, libero di giocare per l’amore del gioco, libero da tutti gli obblighi del vostro mondo. Lasciatemi essere un bambino. Non desiderate che io raggiunga mete che forse saranno importanti per il futuro: cercare di raggiungerle adesso potrebbe farmene mancare altre che oggi considero più importanti. Lasciatemi vivere l’età che ho, perché sarò bambino una volta sola. Non cercate di programmare troppo la mia vita o la mia personalità, non disperatevi per le mie sconfitte, o, peggio ancora, non sentitevene colpevoli. La tristezza che provo dopo la sconfitta scompare automaticamente non appena mi si asciugano le lacrime e la dimentico del tutto appena ritorno in campo, felice di giocare di nuovo e di essere un bambino. Non cercate di trionfare tramite me, non cercate di modellarmi a vostra immagine e di farmi fare quello che non siete riusciti a fare, non sprecate tempo prezioso, sono un bambino, felice di esserlo e di restarlo. Cari genitori se desidero praticare uno sport, scegliete una società sportiva che mi piaccia, dove un allenatore mi insegnerà ad essere un buon giocatore, ma non oggi, perché adesso voglio fare quello  che mi piace e quello che so fare. Non cercate di fare di me un grande ragazzo, fate di me un buon bambino, un bambino felice. So che soffrite quando gioco, ma non è necessario, perché io in quel momento sono felice proprio perché gioco. Ogni tanto mi sembra che siano gli altri, fuori dal campo, a battersi per noi, come se i genitori, dirigenti e allenatori, fossero gelosi gli uni degli altri, come se soffrissero per una vittoria che non è stata ottenuta o per un gioco che sembrerebbe perfetto, ma che io non posso dare loro. Datemi tempo e cercate di capire che adesso le cose debbono andare così e che nello sport, come in ogni altra cosa della vita, tutto giunge a tempo debito.

Per favore, lasciatemi giocare da solo, lasciate che mi diverta a modo mio. Sono un bambino, non dimenticarlo, soltanto un bambino… e sarò un bambino soltanto una volta nella mia vita”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riferimenti bibliografici

  • Antonelli F., – Salvini A., Psicologia dello sport, ed. Lombardo, 1987
  • Buono P.,Bucci M.,Calcagno G.,Capaldo B.,Condorelli F.,Corigliano G.,Liguori G.,Martone D.,Orrù S.,Pigozzi F.,Ricciardi G.,Tafuri D., e Valerio G. Attività fisica per la salute.  Idelson-Gnocchi, 2009
  • Cei A. Psicologia dello sport– Il mulino, 1998
  • Centro Studi, Coaching Manual Juventus Soccer School (Training Manual), Torino, 2005.
  • Guida Tecnica FIGC, edizione 2011
  • Henry L Tosi, Pilati M., Comportamento organizzativo. Egea 2008
  • Iavarone ML., Sarracino F., Sarracino V., L’insegnamento. Pensa multimedia, 2006
  • Iacoboni M., I neuroni specchio. Bollati-Borlinghieri, 2008.
  • Prunelli – Calzetti, Psicologia dello sport in 400 domande e risposte, ed. Psicologia, 1998.
  • Pica.N. – Un gioco e via, Nuova Pharmas, 2000.
  • Tafuri D, Missaglia M- Sport di squadra teoria metodologia e didattica, Idelson-Gnocchi, 2009.
    • Tafuri D.,  Barba F., l’allenamento teoria metodologia e didattica, ed Idelson-Gnocchi, 2007
  • Vercelli G. Bounous G., Manuale di Counselling. Ed. Libreria Cortina. Torino, 2006.
  • Vercelli G. Vincere con la mente, Ponte alle Grazie, Milano, 2006
  • Vercelli G., Giurranna A., Quaderni di Psicologia del lavoro, Scuola Universitaria Interfacoltà in Scienze Motorie, Torino, 2011
  • Vercelli G., e collaboratori Manuale di Psicologia dello Sport, Scuola Universitaria Interfacoltà in Scienze Motorie, Torino, 2011
  • Vercelli G, Bounous G., Ghiande dello stesso ramo, Ed. Cortina, Torino 2004.

Vercelli G. Lintelligenza Agonistica, Ponte alle Grazie, Milano, 2009.

  • Vercelli G., Sfera Training – Manuale di allenamento Fisi, Libreria dello Sport,  Milano, 2007.Sitografia:
  • WWW.ALLENATORE.NET, CONTENUTI

GIUSEPPE MAIURI              MATRICOLA: 0502003971



Categorie:Calcio & Scienza, Metodologie

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2 replies

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