LA NUOVA PERIODIZZAZIONE TATTICA

                          INTRODUZIONE:

Nel calcio esistono solo tre tipi di metodologia di allenamento: l’allenamento tradizionale analitico, l’allenamento integrato e il nuovo metodo della periodizzazione tattica.

L’allenamento tradizionale segue una chiara metodologia. Prevede la prevalenza del pensiero all’aspetto fisico,del lavoro aerobico o anaerobico senza l’utilizzo del pallone, dell’uso dei test per misurare le capacità condizionali, la credenza nella forma fisica e nei suoi picchi, la credenza nel “inserire benzina” durante il periodo preparatorio per poi ricaricare le batterie durante la sosta natalizia e soprattutto crede nel principio secondo cui il volume di esercizio fisico deve precedere l’intensità.

L’allenamento integrato è arrivato successivamente. E’ una sorta di “finta” metodologia, quella che getta fumo negli occhi mascherando l’obiettivo dell’esercitazione con l’utilizzo della palla. Sebbene, come appena sottolineato, la maggior parte delle esercitazioni (non tutte!!!) prevedano l’utilizzo del pallone, le preoccupazioni dell’allenatore che struttura queste esercitazioni sono le stesse che animano i pensieri di chi opera secondo il metodo tradizionale.

 

Un nuovo metodo: Parlando di una determinata metodologia di lavoro, ciò che credo debba interessare ad un allenatore più di ogni altra cosa, è avere un modello di gioco ossia un insieme di principi e sotto principi (a scelta dell’allenatore) che danno forma al gioco della squadra.
Dal momento in cui l’allenatore ha chiaro un determinato modello di gioco ed ha chiari i principi e sotto principi che animano questo gioco, sarà necessario subordinare tutto(!!!!) il processo di allenamento al tipo di gioco che si vuole ottenere.
Di conseguenza l’intero processo di allenamento è dominato dalla dimensione tattica.

 

Come si è arrivati a questo nuovo metodo?
Le risposte sono molte ed estremamente articolate, proveremo a riassumerle.
Innanzitutto alla base di questo modello c’è la chiara convinzione che l’uomo sia una unità tra corpo e mente. Di conseguenza, per un allenatore, è davvero impossibile separare e scomporre la parte fisica da quella tattica e da quella psicologica. E’ impossibile capire dove finisce una ed inizia l’altra ed è impossibile quantificarle (tramite l’utilizzo dei test).
La dimensione fisica è una sottodimensione che si ottiene solo potenziando il proprio modello di gioco.
Dunque queste caratteristiche non possono essere allenate in maniera separata (a prescindere dall’utilizzo del pallone o meno) e devono interagire all’interno di un programma e di una singola esercitazione.
L’uomo è globalità indivisibile.

Chi crede che tutto questo sia vero (ed è vero!) arriva alla naturale conclusione che nel calcio, una competizione che dura 9 mesi, non esistono “picchi di forma”, e non esiste nessun tipo di allenamento estivo che consenta ad un organismo di avere capacità fisiche per affrontare periodi competitivi così lunghi.
Non ha senso essere i più veloci, i più forti e i più resistenti. Ha senso solo essere capaci di sostenere il proprio modello di gioco, per lo spazio in cui si svolge e nel tempo in cui dura. Questo significa interazione tra componente fisica, tattica e psicologica.
Ad esempio è possibile allenare la resistenza organica attraverso una partita con obiettivi tattici aumentando molto gli spazi del campo, oppure allenare la potenza muscolare giocando in spazi più ristretti inserendo temi che costringano il calciatore ad effettuare determinati tipi di contrazioni muscolari.
Tutto però ha sempre un motivo e un obiettivo tattico. Forza, velocità e resistenza devono essere assolutamente inserite all’interno di un contesto tattico chiaro, preciso e determinato.


Ultimo aspetto che sconfessa totalmente i metodi tradizionali ed integrati è la credenza che il volume sia più importante dell’intensità.
Nel metodo che andremo a proporre tutto questo è completamente fuori questione.
L’unico aspetto che prevale nettamente sugli altri è l’intensità, intesa come intensità di concentrazione per la durata dell’esercitazione e all’interno di un preciso contesto tattico in cui si svolge l’esercitazione stessa.

LA PERIODIZZAZIONE TATTICA è la traduzione di questo modo di pensare. Il termine periodizzazione significa periodizzare dunque organizzare e pianificare l’allenamento annuale, quello mensile e quello settimanale per poi arrivare alla singola unità didattica.
Il concetto di periodizzazione tattica non ha niente a che vedere con la periodizzazione che viene generalmente utilizzata nel calcio.
Ancora oggi la maggioranza degli allenatori utilizzano il periodo precampionato per gettare le basi effettuando allenamenti duri a livello fisico, con carichi e volumi di lavoro crescenti. Nel periodo agonistico vivacchiano a seconda degli impegni e nei periodi transitori iniziano a “ricaricare le batterie”, come se i calciatori fossero delle pile scariche, assurdo!

La periodizzazione tattica promuove invece un lavoro (basato sulla sovra dimensione tattica ossia su un modello di gioco composto da determinati principi e sotto principi) che sia basato soprattutto sull’intensità, da intendersi come massima intensità che il calciatore riesce a produrre durante una stagione.

Di conseguenza, secondo questa metodologia, il periodo preparatorio prevederà lavori a volumi moderati ma ad alte intensità, sin da subito, riferite ad un determinato modello di gioco, andando ad incidere sulle capacità tecnico-tattiche-fisiche-psicologiche dell’atleta simultaneamente.
NB: quando si parla di intensità si parla soprattutto di intensità di concentrazione, ed è proprio allenando tale intensità che si costruirà un calciatore completo.
Dunque l’obiettivo del precampionato sarà quello di iniziare a lavorare sul proprio modello di gioco.

La base di tutto il programma di allenamento, come detto, è il lavoro tattico. Questo perché il calcio è un lavoro collettivo e di conseguenza ha la tattica come fulcro fondamentale. L’organizzazione di squadra e di gioco fa la differenza.
Di conseguenza il calciatore lavora in specificità (ma non fisica!) ossia costringendo il calciatore a pensare da un punto di vista tattico, utilizzando quella intensità di concentrazione di cui abbiamo precedentemente parlato.

**Periodizzazione tattica non vuol dire utilizzare il pallone e basta, vuol dire utilizzare il pallone in esercitazioni che hanno un principale obiettivo tattico.

 

 

E’ stato ribadito più volte che questo metodo di allenamento, la periodizzazione tattica, subordina tutto al modello di gioco che l’allenatore ha in mente in tutte le sue quattro fasi.
Cosa intendiamo per modello di gioco? Intendiamo un insieme di principi, da cui derivano tutti i sotto principi, di comportamento della squadra, che danno ad essa una propria organizzazione nelle quattro fasi del gioco: fase offensiva, fase difensiva, transizione offensiva e transizione difensiva.
Dunque il modello spiega come una squadra deve attaccare, difendere e come fare le transizioni.

 

 

 

PIANIFICAZIONE:
Appena un allenatore arriva alla guida di una squadra dovrà essere rapido ed intelligente nell’inquadrare i problemi dal punto di vista tecnico-tattico-fisico-psicologico e programmare immediatamente un piano per risolvere tali problemi e lacune.
A questo punto sarà necessario fissare gli obiettivi per insegnare ai calciatori il modello di gioco che lo stesso allenatore ha in mente.  Questi obiettivi dovranno essere “gerarchizzati”, ed è proprio per questo che si parla di graduale introiezione gerarchizzata dei principi, sotto principi e sotto principi dei sotto principi che poi daranno forma al modello di gioco.   (Esempio: la squadra ha carenze in fase di marcatura. Gli obiettivi a breve termine saranno quelli di insegnare la tattica individuale difensiva come presa di posizione, orientamento ecc. La preferenza, gerarchizzazione, sarà quella di insegnare ad un calciatore prima un aspetto e poi il successivo, ovviamente seguendo un filo logico).

La periodizzazione tattica ha un vantaggio importante: esiste una chiara interazione tra le caratteristiche dei calciatori, il modello di gioco che si ha in mente, i principi e sotto principi selezionati ed il sistema di gioco scelto per dar vita a questo modello.
Sembra banale, ma il modello di gioco deve rispettare le caratteristiche dei calciatori. Una volta selezionato, però, tale modello non va più cambiato.

Entrando più nello specifico parliamo di principi e sotto principi di gioco.
Per principi di gioco intendiamo grandi principi generali come ad esempio il possesso palla, il non possesso palla e la transizione offensiva e difensiva.
Su questi principi generali (che poi sono da sviscerare in maniera minuziosa) si basano i relativi sotto principi ossia occupazione degli spazi, attacco degli spazi liberi ed attacco degli spazi liberati, come ad esempio la transizione offensiva con ricerca del gioco in verticale con rifinitura centrale ed attacco della profondità.
Per sotto principi dei sotto principi intendiamo, riferendoci all’esempio di cui sopra, la rifinitura centrale e l’attacco della profondità.
Ovviamente principi e sotto principi sono legati da un filo logico molto saldo, visto che dipendono gli uni dagli altri.  (ad esempio se voglio che la mia squadra nella post-conquista conservi palla, non posso avere come sotto principio la ricerca della profondità).

**Credo sia inutile fornire altri esempi in quanto ogni allenatore è e deve essere libero di scegliere il suo modello di gioco, i principi ed i sotto principi di gioco che più preferisce, a patto che essi siano interdipendenti tra loro.

NB: attenzione. La difficoltà della periodizzazione tattica sta nel fatto che non è un metodo da “copiare” da qualcuno, ma risiede proprio nella capacità dell’allenatore di capire le necessità della squadra contestualizzando il periodo.
Ad esempio il principio del possesso palla può esigere, in un microciclo specifico, che si presti maggiore attenzione allo scaglionamento dei calciatori (posizione) anziché alla velocità del possesso stesso.


Prima di addentrarci nello specifico dei microcicli è fondamentale sottolineare che l’importanza della periodizzazione tattica sta nel fatto che, allenando le componenti tattiche del gioco, si costringe il calciatore a pensare in continuazione. Ciò aumenta molto la capacità del calciatore stesso di essere sempre concentrato e “plastico”, ossia in grado di reagire alle infinite variabili che ci sono all’interno di una partita di calcio.
La periodizzazione tattica “sistematizza” i pensieri, in modo che i calciatori saranno sempre in grado di interpretare alla perfezione le situazioni di gioco, sia individualmente che collettivamente.
In pratica una squadra in cui ognuno sa precisamente quello che deve fare.

 

 

 

PERIODO PREPARATORIO E MICROCICLO:
Quando si parla di periodizzazione tattica è difficile stilare o mostrare dei programmi standardizzati, proprio perché essa dipende dalle idee dell’allenatore. Dal suo modello di gioco e dai suoi principi di gioco.
In ogni caso è chiaro che la chiave per applicare il metodo di gioco in maniera corretta è la ripetizione di situazioni di gioco.

Un allenatore dovrà organizzare un programma di lavoro ben definito (nel breve nel medio e nel lungo termine) e programmare perfettamente l’allenamento, ossia mezzi e lavori in relazione all’obiettivo finale che si intende raggiungere, che è quello di lavorare collettivamente.
Non essendoci inutili preparazioni fisiche pre campionato, il microciclo settimanale è la base su cui si fonda la periodizzazione tattica.
In campo si eseguono esercitazioni secondo un chiaro modello di gioco, ed il lavoro settimanale è preparato in funzione di ciò che deve essere corretto/migliorato/definito rispetto al modello stesso.


Secondo la periodizzazione tattica (e non solo) sono 4 le fasi di gioco da allenare:
1-Fase di possesso palla (come attaccare) o attacco organizzato
2-Fase di non possesso palla (come difendere) o difesa organizzata
3-Fase di transizione positiva
4-Fase di transizione negativa o organizzazione difensiva

Un allenatore può scegliere, in fase offensiva, di dar vita ad un possesso palla (lento e posizionale o rapido e posizionale) o di lanciare lungo sfruttando ripartenze centrali o esterne.
Insomma, dipende dai principi di gioco di ogni allenatore.
Prima vengono le caratteristiche dei calciatori, poi i principi di gioco (e sotto principi), poi la scelta del sistema di gioco ed infine il modello di gioco finale.

 

Ma veniamo al dunque: secondo la periodizzazione tattica il microciclo settimanale deve essere programmato seguendo tre dogmi:
1-Modello di gioco
2-Analisi tecnico-tattica partita precedente
3-Analisi tecnico-tattica partita successiva

Ripetendo per l’ennesima volta che non esiste un microciclo definito, perché tutto è subordinato secondo il modello di gioco scelto dall’allenatore, ecco un esempio di morfociclo ossia di microciclo dal punto di vista fisiologico secondo la periodizzazione tattica:

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Struttura del morfociclo (microciclo dal punto di vista fisiologico)

 

Giorno PP

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

Giorno 4

Giorno 5

Regime di:

Recupero passivo

Recupero attivo

Tensione

Durata

Velocità

Attivazione neuromuscolare

Sovradimensione,
obiettivo tattico-strategico: introiezione di

Riposo

Macro-principi e accenno di sotto-principi

Sotto-principi e sotto-principi dei sotto-principi

Macro-principi di gioco

Sotto-principi e sotto-principi dei sotto-principi

Soluzioni strategiche proprie e relative all’avversario

Sottodimensione,
obiettivo fisico in regime di

Riposo

Aerobico a bassa/moderata intensità

Forza

Aerobico ad alta intensità

Velocità

Reattività

Fatica mentale

Riposo

Bassa

Moderata

Elevata

Moderata

Bassa

Fatica fisica (contrazioni muscolari)

Riposo

Moderata
-Durata
-Tensione
-Velocità

Elevata
-Durata
++Tensione
+Velocità

Molto elevata
++Durata
+Tensione
+Velocità

Moderata
-Durata
++Tensione
++Velocità

Moderata
-Durata
+-Tensione
+-Velocità

Spazi esercitazioni

Riposo

Medi

Ridotti

Ampi

Medi

Ridotti

Tempo esercitazioni
(rapporto sviluppo-recupero)

Riposo

Breve
-Lavoro
+Recupero

Moderato
=Lavoro
=Recupero

Lungo
+Lavoro
-Recupero

Moderato
=Lavoro
=Recupero

Breve
-Lavoro
+Recupero

 

N° calciatori in esercitazioni

Riposo

Completo

Ridotti, più sottogruppi

Completo

Ridotti, due gruppi

Completo

 

 

·        Giorno post-partita: RIPOSO

·        Giorno 1: Lavorare in regime di recupero attivo sviluppando esercitazioni tattico-strategiche basate sui principi generali con accenni ai sotto principi, con velocità e durata delle stesse non elevate. Il tutto con intensità massima relativa

·        Giorno 2: Lavorare con esercitazioni tattico-strategiche incentrate sul concetto di forza tattica specifica (esercitazioni con contrazioni eccentriche come salti, frenate, balzi, arresti e cambi di direzione sempre con palla).  Si lavora sui sotto principi e sui sotto principi dei sotto principi. Maggiore velocità e minore durata e spazi in cui si svolgono le esercitazioni stesse.

·        Giorno 3: Lavorare sui grandi principi di gioco. Esercitazioni tattico-strategiche “aerobiche” in spazi ampi e per lunghe durate, utilizzando il maggior numero di uomini.

·        Giorno 4: Lavorare sui sotto principi dei sottoprincipi con accenno ai sotto principi basilari. L’attenzione viene spostata sulle soluzioni strategico-circostanziali, ossia sull’avversario da incontrare

·        Giorno 5: Lavorare sulla realizzazione finale in forma reattiva dei principi e sotto principi sui quali si è lavorato in settimana. Accenno alle soluzioni tattico-strategiche della squadra (anche in 11vs0) più le palle inattive.

iN

    Bibbliografia:
-Michele Tossani: La periodizzazione tattica
-Marisa Gomes: O desenvolvimento do jogar, segundo a periodizacao tactica
-Bruno Oliveira, Nuno Ameiro, Nuno Resende, Ricardo Barreto: Mourinho, porque tantas victorias?
-Ricardo Oliveira: A planificao, programacao e periodizacao do treino em futebol. Um olhar sobre a especifidade do jogo de futebol.

Bi



Categorie:Metodologie

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1 reply

  1. Buongiorno ,ritengo molto interessante l’articolo soprascritto. Ma mi sento di fare alcune osservazioni. Intanto come si può definire “totalmente sbagliato” un metodo di lavoro tradizionale usato per tantissimi anni (e che ancora viene usato da tanti allenatori anche professionisti con oggettivi successi) . Sono d’accordo sul fatto che la periodizzazione tattica sia una metodologia molto utile ai fine di un allenamento globale ed evoluzione del metodo integrato, ma credo che si debba essere più flessibili per quanto riguarda il sistema di gioco proprio perché ogni giocatore ha le sue caratteristiche, e se venisse a mancarne qualcuno per varie ragioni, bisogna essere in grado di ripiegare su di un altro “attore” pronto a scendere in campo, e di conseguenza ad un altro modulo e sistema. Poi l’ultima cosa, molto importante secondo me, non si è parlato delle capacità tecniche e di dominio della palla dei giocatori…. l’intensità ai fini della periodizzazione tattica e tutti i suoi benefici (anche condizionali) . Se non c’è qualità tecnica l’intensità si abbassa drasticamente (palla sempre fuori dallo spazio, imprecisione nei passaggi, etc…) quanto meno questo fattore determinante, dovrebbe essere aggiunto come premessa nel programmare un lavoro di periodizzazione tattica.
    Per il resto il tutto è preciso e non fa una piega, ma bisogna pensare a chi ed in che contesto calcistico verrà proposto questo tipo di lavoro. Grazie degli spunti tecnici molto utili. Massimo Soffiati

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