LA PREPARAZIONE FISICA SPECIALE

LA PREPARAZIONE SPECIALE:

La preparazione speciale sconfessa il metodo tradizionale di allenamento secondo il quale l’allenatore si occupa della parte tecnico-tattica-motivazionale ed il preparatore atletico di quella fisica, sviluppandola prettamente con esercitazioni a secco.

L’allenamento tradizionale, il più praticato e seguito in Italia, tende a considerare le 4 parti fondamentali del calcio, ossia tattica-tecnica-fisico-psicologia come camere stagne, da preparare indipendentemente una dall’altra. Una chiara teoria cartesiana, insomma.
Tutto ciò, ossia la divisione in scompartimenti, si è verificato anche nel sistema nervoso diviso, secondo questi studiosi, in neuroni sensitivi e neuroni motori.  Questa credenza fu valida finché un giorno, Rizzolatti e la sua equipe scoprirono i
neuroni specchio, che hanno le proprietà di entrambi i neuroni descritti prima.
A questo punto, seguendo ancora questa scellerata teoria cartesiana (allenamento tradizionale), si stila una periodizzazione ed un modello di prestazione per risalire alle capacità fisiche richieste dallo sport in esame. Da qui poi si decide di esaltare le capacità fisiche con esercitazioni settoriali, totalmente aspecifiche e non funzionali.
Una metodologia secondo la quale gli esercizi sono volti a potenziare in maniera distinta i diversi sistemi energetici, invece di sfruttare la complessa integrazione tra i suddetti sistemi.
In tal modo si incorre nell’errore di scambiare il mezzo con il fine.

Un rovesciamento netto di questa prospettiva nasce da alcune fondamentali considerazioni:
1-Il cervello riconosce solo l’insieme dei movimenti, non li isola per poi analizzarli
2-L’uomo(atleta) deve essere inteso come unità biopsichica le cui abilità tattiche,tecniche,fisiche e psicologiche sono interdipendenti tra loro.
3-I sistemi energetici devono essere stimolati contemporaneamente per ottenere una risposta funzionale.

La dimensione fisica è dunque una sotto-dimensione completamente subordinata all’unico obiettivo: il modello di gioco.
Le esercitazioni hanno l’obiettivo di consentire al calciatore di svolgere una attività intensa, specifica, ripetuta nel tempo, con recuperi variabili e spesso incompleti, adattandosi ai continui cambiamenti di scenario tecnico-tattici ed avvalendosi di tutti i meccanismi energetici coinvolti, prescindendo da quale dei suddetti venga attivato per primo.

 

Si arriva dunque al concetto di situazione ossia della riproposizione di movimenti-spostamenti tipici dell’azione di gara che porta alla considerazione interdipendente dell’aspetto motorio e di quello sensitivo.  Ciò perché le unità motorie coinvolte nell’azione sono estremamente gesto-specifiche ragion per cui l’allenamento produrrà affaticamento ed accomodamento funzionale solo a livello delle unità motorie coinvolte. Dunque possiamo affermare che il principio di riproporre i movimenti-spostamenti di gara nelle esercitazioni costringerà il cervello dell’atleta ad una continua valutazione ambientale (percezione-azione-cognizione), si parlerà di aspetto motorio finalizzato.

Passando alla parte pratica della strutturazione di sedute ed esercitazioni, è ovvio come il binomio fondamentale su cui basare carichi e volumi è quello qualità-intensità.
La
qualità è intesa come la corretta esecuzione del gesto in esame, si ottiene con la riproposizione dei movimenti-spostamenti tipici della gara. Migliora gli aspetti tecnici e coordinativi oltre che i parametri condizionali.
Abbiamo già parlato dell’
intensità in altri articoli, è il parametro fondamentale dell’allenamento, quello che lo qualifica e lo certifica.
Altro parametro importante è la
durata. Se l’obiettivo dell’esercitazione non è fisico (e ce lo auguriamo) ma globale (e ce lo auguriamo ancor di più), l’allenatore dovrà esser bravo ad individuale il momento di scadimento del parametro di intensità od il raggiungimento di parametri fisiologici prestabiliti (FCMAX, BTM ecc).  Infatti è quanto mai opportuno sottolineare che, per raggiungere i ritmi di gara, è possibile si allungare la durata delle esercitazioni ma è anche possibile (e forse consigliabile) interrompere l’esercitazione quando cala l’intensità e ridurre i tempi di recupero o pausa tra una ripetizione e l’altra.
Altro aspetto, forse banale, ma fondamentale è il feed-back allenatore atleta sui suddetti parametri.

 

 

 

 

 

 

Altro aspetto fondamentale è la quantizzazione del carico. La “nomenclatura” che mi sembra più idonea è quella del Professor Riccardo Capanna.
Il primo parametro da considerare è
l’entità dello stimolo unitario ESU. Questo parametro si ottiene tramite il rapporto tra la somma dei secondi di gioco e la somme dei secondi che compongono le pause-recuperi.   ESU=Tempo totale di sviluppo/Tempo totale di recupero.
Questo parametro, l’ESU, sarà poi moltiplicato per il numero delle ripetizioni ottenendo
l’entità dello stimolo allenante generico ESAG.    ESAG=ESU x N°Ripetizioni.
Attenzione: l’indice numerico del volume quantitativo dell’esercitazione dovrà essere paragonabile tra esercitazioni diverse.
Per questo motivo bisognerà introdurre degli altri parametri, più che altro numerici ed arbitrari, che fungeranno da indici di conversione (K).

Ad esempio, nelle esercitazioni in parità numerica (1vs1, 2vs2, 3vs3 ecc), l’indice di conversione K più alto sarà ovviamente attribuito all’1vs1.
Su questa base si potrà calcolare
l’entità dello stimolo allenante ponderata ESAP.
ESAP=ESAG x K, ricordando che a K sarà attribuito un valore arbitrario.  In tal modo si otterrà un valore razionale e paragonabile di pesantezza del carico relativo all’esercitazione eseguita.

Per contro, nelle esercitazioni in disparità numerica (2vs1, 7vs5, 10vs4, 10vs6 ecc), si considereranno indici di conversione diversi e molteplici. Per le ripetizioni in superiorità (Ksup) e per quelle in inferiorità (Kinf).
Si otterrà ESAP=ESU x (N°ripetizioni in superiorità x Ksup) + ESU x (N°ripetizioni in inferiorità x Kinf).

***NB: nel caso in cui l’esercitazione preveda un calciatore inserito costantemente sotto pressione si avrà un indice di conversione Kinf 1>N, del valore ad esempio di 1,5.


Ultimo parametro è
A ossia l’eventualità che, all’interno dell’esercitazione, vi sia l’obbligo in determinati momenti di eseguire uno sprint aggiuntivo, o il passaggio in una zona neutra o qualsiasi altra variante.
In tal caso A=0,25 x N°azioni supplmentari,     0,25 è valore arbitrario.
In tal caso ESA=ESAP + A.

Dal Libro:  “La PREPARAZIONE FISICA SPECIALE” DI ALESSANDRO MARIANI, ED CALZETTI-MARIUCCI



Categorie:Metodologie, Preparazione Atletica Speciale

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