PRINCIPI, ELEMENTI E SVILUPPI DELLA TATTICA DIFENSIVA

LA TATTICA (PRINCIPI GENERALI) ED ELEMENTI DELLA FASE DI NON POSSESSO PALLA:

La tattica è il movimento coordinato di due o più calciatori, di un reparto o di una intera squadra, con il chiaro obiettivo di ottenere uno scopo determinato in precedenza.
Gli elementi chiave sono lo scopo predeterminato ed il movimento coordinato.
Lo scopo predeterminato varia in base al modello di gioco, ai principi di gioco ed ai sotto principi e derivati. Vuol dire sapere sempre come comportarsi tatticamente, individualmente e collettivamente, in relazione alle varie situazioni di gioco intese ovviamente nel binomio spazio-tempo.
Il movimento coordinato dei calciatori, in relazione al binomio spazio-tempo, è fondamentale. Ci si può muovere in relazione alla palla, in relazione agli avversari ed in relazione alla previsione di una determinata situazione.

Come si leggono in modo unitario le situazioni? Come vengono effettuati i movimenti? Da chi vengono effettuati i movimenti?
Il come è ovviamente determinato dagli effetti di una azione. Il “da chi” viene realizzato dall’insieme dei movimenti individuali. Va infatti ricordato che i movimenti individuali diventano cause ed effetti dell’organizzazione di gioco.
Per cui si parlerà o di tattica individuale(tecnica applicata) o di tattica collettiva.
Lo scopo della tattica è riuscire a trasformare un gruppo di calciatori in una squadra che parli lo stesso linguaggio calcistico, che diventi unitario; in cui tutti capiscono e ragionano in funzione della stessa cosa, allo stesso modo, simultaneamente.

A questo punto si parlerà di organizzazione di gioco.
L’organizzazione è proprio questa: capire le stesse cose nella stessa situazione conseguendo un obiettivo di gioco comune. Questa caratteristica, l’organizzazione, è una discriminante assoluta e imprescindibile per una squadra che vuole ottenere risultati.
Una piccola nota va fatta su due aspetti. Quando parliamo di tattica dobbiamo considerare due elementi fondamentali: la tecnica ed il tempo.
La tecnica di base
è ovviamente necessaria per dare efficacia ad un movimento tattico individuale o collettivo, e dunque va sempre sollecitata e allenata in un contesto situazionale-cognitivo, ossia con esercitazioni che abbiano un preciso obiettivo tattico-strategico e che costringano il calciatore a pensare e ad eseguire un gesto tecnico funzionale al contesto tattico.
Il tempo è un’altra discriminante fondamentale, è la chiave del calcio. Tempo di marcamento, tempo di battuta, tempo di passaggio, tempo di presa di posizione, tempo di smarcamento ecc.    Il lavoro di un allenatore è proprio volto a migliorare sempre più i tempi di gioco, lavorando sulla lettura e interpretazione dei calciatori su gli stessi.

 

Nel gioco del calcio esistono dei principi di tattica (associabili ma diversi da principi di gioco generali).
In
fase di possesso pallaquesti principi sono:
1-Scaglionamento: Riguarda la dislocazione in campo rispetto a chi ha la palla. L’obiettivo è formare figure geometriche (triangoli, rombi, quadrilateri) con lo scopo di consentire al possessore più opzioni di passaggio contemporaneamente.

2-Profondità/penetrazione/verticalizzazione: E’ il principio secondo il quale bisogna arrivare più velocemente possibile nei pressi della porta avversaria per vie centrali o verticali.  Significa giocare sempre in avanti, inculcando nei calciatori il concetto secondo il quale giocare sempre oltre un avversario o una linea è più utile che mantenere palla per vie orizzontali.

 3-Ampiezza: E’ il principio secondo il quale bisogna arrivare in porta attraverso l’utilizzo delle corsie laterali allargando le maglie della difesa avversaria consentendo inserimenti per vie centrali.  Alternare il fronte offensivo con rapidità consente una pericolosità importante.

4-Mobilità/movimento: Più che un principio è una regola. Non esiste calcio senza movimento in fase di non possesso palla (e ovviamente in fase di possesso). Sempre considerando il binomio spazio-tempo, cercando lo spazio libero nel tempo giusto.
Questo movimento è comunemente chiamato smarcamento, deve essere coordinato con gli altri movimenti tattici di gioco ed eseguito alla perfezione. Corse in diagonale, incroci, sovrapposizioni, tagli, inserimenti centrali ecc.

5-Imprevedibilità: E’ il sale della fase offensiva. I principi di gioco, sotto principi e derivati e schemi vari devono essere studiati e memorizzati alla perfezione. La loro realizzazione, però, è affidata al talento e all’intuito dei calciatori in campo, protagonisti del gioco.

 

 

 

In fase di non possesso palla questi principi sono:
1-Scaglionamento: E’ il principio secondo il quale ci si dispone sul campo in modo tale da essere corti, stretti, uniti e compatti. I difensori devono marcare le zone di campo e gli uomini di loro competenza.   Dunque oltre l’alternanza zona-uomo, lo scaglionamento consente anche di decidere su quante linee marcare in fase di copertura.

2-Azione ritardatrice: Significa effettuare determinate azioni difensive con lo scopo di alterare-limitare i tempi di gioco avversari riducendo anche lo spazio in maniera considerevole  (sempre richiamato il binomio spazio-tempo!!)
Azioni come temporeggiamento (arretrare aumentando la densità in mezzo al campo dando forma ad un imbuto difensivo), pressing e tattica del fuorigioco.

3-Concentrazione: Ha un doppio significato. Concentrazione come attenzione ed intensità mentale e concentrazione come densità di uomini. La difesa deve sempre difendere in superiorità numerica diminuendo sempre più lo spazio tra i propri uomini.

4-Equilibrio:  Vale a dire il mantenimento della possibilità di copertura reciproca in ogni circostanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONCETTI E SVILIUPPI TATTICI IN FASE DI NON POSSESSO:

Gli sviluppi tattici sono i mezzi attraverso i quali vengono soddisfatti e posti in essere i principi di gioco, con sotto principi derivati.
Un esempio di sviluppo tattico può essere rappresentato dalla pressione, dal pressing, dal fuorigioco, dall’elastico difensivo e dai raddoppi di marcatura.

La pressione è una azione di tattica individuale che ha il chiaro obiettivo di limitare il binomio spazio-tempo al possessore avversario.  Tale azione tattica va effettuata sempre con la massima aggressività quando non si è in inferiorità numerica in zona palla con il tempo giusto anticipando il tempo di pensiero dell’avversario (classico “attaccalo sulla ricezione). Andare in pressione significa non farsi dribblare e saper temporeggiare per aspettare il raddoppio o per indirizzare il portatore verso la zona di pressione collettiva.
Tale azione individuale è il preludio del
PRESSING , che invece è una azione collettiva volta alla riconquista della palla.
Il pressing è un principio di gioco (il modo in cui lo si fa) e prevede diverse tipologie.
A seconda della zona tattica di campo in cui questa azione collettiva viene effettuata possiamo distinguere il pressing difensivo (fino ai 30 metri), il pressing offensivo (fino ai 60 metri) ed il pressing ultra offensivo (fino ai 90 metri).
In più possiamo effettuare ancora altre distinzioni:
pressing settoriale: azione di pressing in settori di campo predefiniti
pressing a soggetto: azione di pressing nei confronti di calciatori specifici
pressing in avanti: pressing attuato con accorciamento degli spazi in avanti (coperture preventive)
pressing all’indietro: pressing attuato con movimenti a scendere

La scelta della tipologia di pressing dipenderà dal modello di gioco che l’allenatore vuole applicare. Nella speranza che il calcio espresso sia sempre propositivo ed equilibrato (e non attendista e improvvisato) il consiglio è di attuare un pressing offensivo.  Affinché questo pressing sia efficace sarà necessario che la squadra sappia lavorare con tempi comuni, che sia rapidissima nelle transizioni negative curando moltissimo le coperture preventive.  I “registi” di questo tipo di pressing sono gli attaccanti.
Un allenatore potrà organizzare questo pressing analizzando il numero dei calciatori avversari che partecipano alla fase difensiva e successivamente analizzando i modi con cui gli avversari costruiscono il gioco, andando a contrastarli in ogni zona di costruzione.

 

Un concetto legato a quello del pressing è la tattica del fuorigioco il cui scopo è togliere profondità e possibilità di verticalizzazione alla squadra avversaria.
La condizione indispensabile per applicare tale principio è l’applicazione del pressing sul possessore di palla perché senza limitare in maniera organizzata il binomio spazio-tempo il fuorigioco rischia di essere una tattica estremamente rischiosa.

Altro concetto rilevante è l’elastico difensivo ossia una condizione che si può verificare con palla scoperta o semi-scoperta centrale con linea difensiva parzialmente alta. E’ una alternativa allo scappare verso la porta.
Questo principio consiste nel retrocedere assieme su una stessa linea in modo da formare una unica linea di fuorigioco, a questo punto i calciatori valuteranno la situazione in base a dei “segnali” del possessore di palla come orientamento dello sguardo, posizione del piede di appoggio e oscillazione della gamba calciante. Questi segnali sono identificabili attraverso il recettore visivo, dunque i calciatori avranno tempi di reazione relativamente brevi e dovranno essere bravi a leggere sempre la corretta situazione in maniera simultanea e sinergica (pensare tutti la stessa cosa in funzione di un determinato gesto).
Ad esempio se siamo in situazione di palla libera centrale la difesa avrà il compito di scappare verso la porta, se un attaccante(che si presume sia il destinatario del passaggio) segue la linea ed il possessore lancia un segnale di piccolo tentennamento, quello sarà il momento di salire velocemente.

Come si possono esercitare questi concetti?
La spiegazione sarebbe molto lunga, ci limitiamo a dire che possiamo lavorare in due modi:
1-Analitico
2-Tattico-Situazionale
Le esercitazioni analitiche servono per far comprendere i tempi e gli spazi in cui porre in essere questi principi. Si svolgono senza avversari, hanno complessità limitata e sono utili allo scopo didattico.
1)Esercitazione per le salite a muro del reparto difensivo (linea a 4)
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Può essere inserita come attivazione tecnico-tattica funzionale, all’inizio dell’unità didattica.  I calciatori rossi effettuano un giro palla curando trasmissione e ricezione orientata (prima la effettuano in maniera lineare, successivamente in maniera asimmetrica). Su queste gestualità tecniche (trasmissione, ricezione, orientamento dello sguardo, postura dei piedi di appoggio e calciante ecc) i 4 difensori effettuano i movimenti di tattica collettiva e tattica individuale.


2)Esercitazione di reparto
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1° step: i 4 difensori rossi effettuano un giro palla difensivo, all’improvviso uno dei 4 gioca la palla verso un calciatore giallo e la linea effettua i movimenti tattici di reparto codificati (Es: terzino accorcia sul possessore e gli altri 3 formano una linea di copertura)
2° step: i 4 calciatori gialli effettuano un giro palla, a seconda dei diversi “segnali” del corpo e dello sguardo i 4 difensori rossi effettuano i movimenti tattici di reparto.

Dopo le esercitazioni analitiche, che potremmo definire didattiche, passiamo alle esercitazioni situazionali.
Possono essere proposte delle partite a tema con l’obiettivo primario della pressione sulla palla e si svolgono normalmente, ossia senza vincoli al di fuori del campo ristretto e di un preciso tema tattico.

Le partite a tema, che rispecchiano le situazioni di gioco, servono per introiettare nella squadra i principi in fase di non possesso palla.
1)Partita a tema con rimesse invertite: obiettivo transizione negativa immediata
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In un campo come in figura si affrontano due squadre composte da 10 calciatori ciascuna. Il gioco è vincolato all’utilizzo di massimo due tocchi per calciatore. Appena la palla esce o viene segnato un gol, la rimessa sarà sempre data alla squadra opposta a quella che ha conquistato la situazione di gioco. L’obiettivo è effettuare una immediata transizione negativa, accorciando lo spazio in avanti nel tempo giusto.
*Variante: il mister può inserire una seconda palla giocabile che annulla quella in gioco di modo che tutti i calciatori dovranno tatticamente adeguarsi alla nuova situazione.

 

 

 

 

Le partite a tema costituiscono un valido mezzo per allenare la fase difensiva di una squadra secondo i principi spiegati in precedenza.
A mio avviso, però, bisogna fare due considerazioni importanti. La prima è che i difensori devono essere sempre pessimisti, la seconda è che in una partita, ossia un evento situazionale e imprevedibile,  difficilmente tutta la squadra riesce a difendere con tutti gli uomini.
A tal proposito ritengo sia necessario allenare i principi suddetti con situazioni sbilanciate in cui il reparto difensivo difenda in inferiorità numerica. Ciò costringerà i difensori a leggere attentamente la situazione riuscendo a capire bene ciò che sta avvenendo in quel preciso momento.
1)6vs4
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Partita 6vs4 in cui la squadra rossa gioca a due tocchi massimo e i 4 difensori blu devono curare i movimenti di tattica individuale e collettiva per evitare di subire gol.


2)6vs5
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Situazione di 6vs5 similare alla precedente. L’aggiunta di un centrocampista, al reparto difensivo, consente che l’azione difensiva di quest’ultimo crei quelle situazioni di palla coperta-scoperta cui l’intero reparto difensivo si dovrà adattare.

3) 7vs10
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La squadra gialla gioca con tutti gli effettivi, la squadra rossa gioca con i 4 difensori + 3 centrocampisti. L’obiettivo per la squadra gialla è il gol giocando a massimo 3 tocchi, l’obiettivo della squadra rossa è evitare di subire gol superando la linea di meta.

 

 

MARCATURA A ZONA E MARCATURA A UOMO:

L’obiettivo, neanche tanto utopistico, della difesa a zona è quello di avere un reparto difensivo che si muove unito e compatto, in modo da poterne predeterminare la didattica ed individuale l’errore più facilmente. Tale concetto sviluppa i principi di gioco collettivi in quanto stimola collaborazione e cooperazione.
Queste aspirazioni si basano su alcuni concetti fondamentali:
1-Equa distribuzione nelle zone sul campo: si intende simmetria. Si divide il campo in 4 zone verticali di eguale dimensione. L’asse centrale funge da “bilancia” e deve sempre restare in perfetto equilibrio non provocando “scompensi” ne a destra ne a sinistra.
2-Equilibrio:
questo progetto di disposizione sul campo consente un equilibrio tattico predeterminato, poiché si conoscono in partenza le dislocazioni dei calciatori in campo, le caratteristiche dei singoli calciatori e le funzioni che ciascuno di loro ha.
Alle 4 linee verticali se ne aggiungono 3 orizzontali che sono poi costituite dalle linee di fondo e da quella di centrocampo. Si creerà una scacchiera che sarà fondamentale per la didattica della zona.
3-Unità di squadra:
L’atteggiamento dei calciatori e del reparto deve essere unico. Bisogna introiettare nei calciatori la possibilità di pensare alla stessa cosa in funzione della stessa situazione simultaneamente.

La Zona
Cos’è la difesa a zona? Come si marca a zona?
Quando si marca a zona ogni calciatore è responsabile della zona di campo assegnatagli e dei calciatori avversari che sono in quella zona.
Inoltre deve osservare le zone adiacenti pronto per intervenire.
Il calciatore che marca a zona si muove in essa in funzione della palla e aggredisce l’uomo non appena entra nella porzione di campo suddetta.
NB: Per marcare a zona bisogna saper marcare a uomo. La marcatura a zona costringe il calciatore a pensare perché oltre che occuparsi dell’uomo dovrà osservare il resto del settore difensivo e scegliere se marcare stretto o dare maggiore copertura o salire o scappare ecc.

Per facilitare la comprensione del concetto di “zona” bisogna acquisire determinati concetti e requisiti:
1-Sfruttare le fasce laterali: per una squadra uno dei primi concetti in fase di non possesso è proteggere l’imbuto difensivo. Il lato debole del campo può essere lasciato libero con la diagonale del terzino(sul lato debole) che non deve mai superare la linea del palo. Questo perché anche un cambio gioco veloce e ben eseguito consentirà alla linea di scivolare e riposizionarsi correttamente.
Dunque il concetto è semplice, stringere la marcatura centrale proteggendo l’imbuto difensivo (sia su palla coperta che su palla scoperta).

2-Squadra corta e compatta: La vicinanza di uomini dello stesso reparto e di reparti stessi tramite opportuni scaglionamenti in senso verticale ed orizzontale consente la creazione di coperture reciproche costanti.
La densità della squadra (corta e compatta) deve sempre avere un equilibrio, non appiattirsi troppo e non allungarsi troppo, due situazioni diverse che però provocano la stessa conseguenza: mancanza delle coperture e caduta del sistema difensivo.
La densità dipende dalla posizione della palla, dalla qualità del ricevente, dai movimenti degli avversari.
I punti di riferimento per muoversi in maniera compatta sono i compagni adiacenti sul piano orizzontale.

3)Interscambiabilità dei ruoli: in gara capita spesso che il possesso palla venga perso, talvolta da uno stesso difensore. Questo provoca un disequilibrio perché la squadra non è nella giusta posizione, equilibrata, corta e compatta sotto palla.
A questo punto vi sono due tipi di soluzione, che dipendono dall’allenatore.
a)Coperture preventive:ritengo siano la nuova frontiera del calcio in fase di non possesso. Significa effettuare una transizione negativa in avanti (sembra un paradosso).  Nel calcio, ritengo, che la fase difensiva inizia già quando la nostra squadra è ancora in possesso palla. In queste situazioni ci saranno calciatori coinvolti nello sviluppo dell’azione, e calciatori che invece non lo saranno. Questi ultimi dovranno “scalare in avanti” accorciando lo spazio sull’avversario che in quel momento non è focalizzato sulla sua fase offensiva.  Questo comportamento consentirà, qualora la palla dovesse essere persa, di avere subito una situazione di uomo contro uomo con relative coperture.   “Difendere attaccando”.
b)Scivolamenti e scalate:significa andare a coprire lo spazio più utile, scalando all’indietro proteggendo l’imbuto difensivo centrale.


4)Pressing e fuorigioco: (già trattati precedentemente)

5)Accorgimenti: i calciatori a zona, pur posizionati in modo bilanciato, devono prestare attenzione ad alcuni movimenti individuali per ottimizzare la copertura dello spazio e per poter preordinare i punti di riferimento.
Ad esempio la disposizione rispetto ai compagni della linea di centrocampo, vede i calciatori disporsi in maniera verticale (l’uno dietro l’altro), ma sfalzati per ricoprire più campo in ampiezza. In tal modo si determinano prese di posizione ottimali e la creazione di triangoli difensivi.
Altro esempio è la disposizione dei calciatori su diverse linee di copertura.
Avere 1 linea di copertura non darà profondità, consente aggressività, e consente compattezza. Allo stesso tempo scopre uno spazio pericoloso centrale alle spalle dei difensori e può peccare sul dai-vai centrale.
Avere 2 linee di copertura  consente più copertura in generale, sia centrale che laterale. Allo stesso tempo da maggior profondità con conseguente difficoltà nell’applicare il fuorigioco.

6)Tattica individuale difensiva

 

 

 

 

 

 

Legato al concetto di zona c’è quello di marcatura a uomo. Dal punta di vista didattico non c’è molto da spiegare perché marcare a uomo significa essere personalmente responsabili del comportamento e dell’efficacia di un avversario durante la gara. La marcatura dovrà sempre essere stretta, aggressiva ed assillante.

Il concetto di marcatura a uomo è un chiaro elemento di tattica individuale.
La tattica individuale, o tecnica applicata, è un elemento assai trascurato in qualsiasi categoria, anche ad alti livelli.
Introduciamo ora i principi chiave della tattica individuale difensiva:
1-Presa di posizione: e’ il principio attraverso il quale il difensore cerca di ostacolare e/o rallentare l’azione offensiva avversaria.
Per eseguire correttamente questo comportamento tattico il difensore deve disporsi, nell’ordine, in relazione alla porta al pallone ed all’avversario.   Dovrà osservare contemporaneamente questi punti di riferimento, ottimizzando e modificando la postura e la posizione attimo dopo attimo.

2-Presa di posizione con uomo senza palla: In questa situazione il difensore deve posizionarsi in modo tale da non consentire fisicamente all’avversario di smarcarsi per poter attaccare la porta nel tragitto più breve.
Ecco che il difensore deve trovarsi al centro del triangolo virtuale che ha come vertici il centro della porta ed i due avversari come basi (quello con palla e quello senza palla) sempre vicino al terzo uomo che può riceverla.

1vs1: Il difensore dovrà posizionarsi in postura antero-laterale, invitando il possessore ad andare sull’esterno o su una zona predefinita di pressing collettivo.
Il difendente dovrà guardare solo la palla, fintare più volte l’intervento e non commettere fallo.

2vs2: Rappresenta l’anello di congiunzione tra la tattica individuale e la tattica collettiva di reparto.
E’ necessario che i difensori si muovano ottimizzando tempi e spazi, con letture simultanee della situazione (stessa chiave di lettura nelle diverse situazioni).
L’obiettivo della coppia di difensori sarà togliere tempo e spazio (marcare) ed allo stesso tempo essere in grado di reagire (coprire) se il possessore opta per il servizio ad un altro avversario.

Alternanza marcamento uomo-zona: E’ utile ricordare che per difendere a zona è necessario saper difendere a uomo e che più l’avversario si avvicina alla porta più la marcatura deve essere densa e serrata.
Alcune esercitazioni consentono di allenare questa alternanza tra zona e uomo.

ELEMENTI DI TATTICA CALCISTICA, Ferrari F., 2008.



Categorie:Esercitazioni, Tattica

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