PRINCIPI, ELEMENTI E SVILUPPI DELLA TATTICA OFFENSIVA

 

PRINCIPI, ELEMENTI E SVILUPPI TATTICI IN FASE DI POSSESSO PALLA:

Secondo la periodizzazione tattica, l’allenamento calcistico ha come sovradimensione indiscutibile la tattica.
A partire dalla propria filosofia di gioco, prenderà forma il modello di gioco che sarà a sua volta formato dai principi di gioco e dai sotto principi derivati.
I principi di gioco scaturiscono da un processo di osservazione, analisi e conferma derivante dai fatti verificatesi in gara. I principi rappresentano la struttura mentale, che è alla base di qualsiasi azione “calcistica”. Tali principi, dunque, sono le categorie entro le quali si suddivide l’intero avvenimento calcistico.
Il “perché” di una cosa anticipa e precede sempre, come importanza, il “come”.
La predeterminazione dell’evento, però, risulta essere molto complicata per una serie di fattori. Ad esempio nel rapporto Spazio/Tempo (o tempo/spazio) in cui uno dei due risulta sempre immaginario e non reale in relazione all’altro.

Per questi motivi l’allenatore dovrà conoscere bene gli obiettivi delle sue proposte didattiche, adattando mezzi e lavori allenanti ai principi di gioco, sotto principi e derivati selezionati.
I principi, infatti, servono proprio a questo: contenere tutte le possibili variazioni che si verificano in campo e rappresentarle; esprimono il perché e non il come.
A proposito di principi di gioco affrontiamo quelli cui attenersi in fase di possesso palla.
1-Scaglionamento: Riguarda la dislocazione in campo rispetto a chi ha la palla. L’obiettivo è formare figure geometriche (triangoli, rombi, quadrilateri) con lo scopo di consentire al possessore più opzioni di passaggio contemporaneamente.

2-Profondità/penetrazione/verticalizzazione: E’ il principio secondo il quale bisogna arrivare più velocemente possibile nei pressi della porta avversaria per vie centrali o verticali.  Significa giocare sempre in avanti, inculcando nei calciatori il concetto secondo il quale giocare sempre oltre un avversario o una linea è più utile che mantenere palla per vie orizzontali.

 3-Ampiezza: E’ il principio secondo il quale bisogna arrivare in porta attraverso l’utilizzo delle corsie laterali allargando le maglie della difesa avversaria consentendo inserimenti per vie centrali.  Alternare il fronte offensivo con rapidità consente una pericolosità importante.

4-Mobilità/movimento: Più che un principio è una regola. Non esiste calcio senza movimento in fase di non possesso palla (e ovviamente in fase di possesso). Sempre considerando il binomio spazio-tempo, cercando lo spazio libero nel tempo giusto.
Questo movimento è comunemente chiamato smarcamento, deve essere coordinato con gli altri movimenti tattici di gioco ed eseguito alla perfezione. Corse in diagonale, incroci, sovrapposizioni, tagli, inserimenti centrali ecc.

5-Imprevedibilità: E’ il sale della fase offensiva. I principi di gioco, sotto principi e derivati e schemi vari devono essere studiati e memorizzati alla perfezione. La loro realizzazione, però, è affidata al talento e all’intuito dei calciatori in campo, protagonisti del gioco.

 

Questi, sopra esposti, sono i principi di gioco teorici (e anche non molto specifici) della fase di possesso palla.
Ma come può l’allenatore lavorare sull’organizzazione di gioco?
L’allenatore deve dare delle regole di gioco ossia comportamenti da attuare in base alla lettura di determinate situazioni di gioco.
Le esercitazioni proposte, dunque, dovranno vedere il calciatore protagonista consapevole della situazione, capendo simultaneamente insieme agli altri compagni la situazione adattandosi di conseguenza.
Lo scopo è automatizzare la percezione e l’interpretazione dei messaggi, per permettere ad un calciatore di avere più soluzioni tattiche in una determinata fase di gioco.
In fase di possesso le prime considerazioni da fare sono: quando e quali posizioni prendere? Come e dove muoversi quando si è senza palla?

Da qui si arriva alla tanto ambita organizzazione di gioco. Ossia una lingua comune che parlano tutti i calciatori, che li porta a pensare ed a comportarsi (in relazione allo spazio tempo) tutti allo stesso modo in funzione della stessa cosa, simultaneamente.
L’organizzazione è rappresentata da una serie di movimenti volontari e liberi coordinati ed interdipendenti con la situazione di gioco attuale, con tempi e spazi i cui punti di osservazione ed interpretazione cambiano a seconda della diversa posizione di ciascun calciatore e della palla.
L’organizzazione, applicata ai principi, permette ad ogni calciatore di decidere in autotomia, pur conoscendo ed applicando le “regole” del menù (come muoversi, quando muoversi, come muoversi, a chi passare la palla, perché).

 

 

In fase di possesso palla Spazio e Tempo, il nome ed il cognome del calcio, sono due variabili molto delicate.
Per quanto riguarda lo spazio, cioè il dove muoversi, gli aspetti che lo rendono di difficile lettura sono la dimensione del terreno di gioco, la presenza dell’avversario e la velocità della palla.
L’unica risposta plausibile alla domanda “come muoversi?” è rappresentata dalla zona luce. Per zona luce si intende lo spazio dove il possessore è in grado di vedere il suo compagno nel tempo di cui dispone per la giocata e nello spazio in cui potrà trasmettere il passaggio.
La zona luce è determinata dalla postura, dall’abilità tecnica, dall’abilità tattica dei compagni, dal comportamento e dalla posizione degli avversari.
Per zona d’ombra , invece, si intende la zona non raggiungibile con un passaggio diretto, immediatamente alle spalle dell’avversario contrastante.

In fase offensiva bisogna considerare che lo spazio, in una situazione di gioco, è di difficile interpretazione, poco individuabile e raggiungibile, talvolta, nel tempo concesso alla situazione di gioco.
Sarà necessario, dunque, organizzare una azione offensiva con più uomini con il movimento di chi è senza palla che determinerà tutto lo sviluppo dell’azione.

 

Per quanto riguarda lo scaglionamento è banale, ma quanto mai necessario, dire che non bisogna mai disporsi in linea orizzontale al possessore, anzi.
Bisogna sempre raffigurare, nella propria mente, delle figure geometriche da occupare nei relativi vertici.  Quelle che si verranno a creare più frequentemente sono il triangolo (scaleno), ed il quadrilatero.
Personalmente ritengo che più la figura geometrica sia densa di calciatori (quadrilatero, rombo o pentagono), migliore sia la possibilità di mantenere un buon possesso palla. La presenza di più calciatori non solo conferisce al possessore più possibilità di giocata, ma soprattutto mescola tutti i principi suddetti di questa fase di gioco. La presenza di più calciatori consente movimenti corto-lungo per la profondità o per l’ampiezza, movimento ed imprevedibilità.

NB: qualsiasi sia la figura geometrica utilizzata per dare più opzioni di gioco al possessore, va chiarito il concetto del primo uomo. Il primo uomo è colui il quale è posizionato più vicino non alla palla, ma alla possibilità di passaggio effettuando il primo movimento dinamico.

 

A tal proposito, possiamo affermare che, in fase di possesso palla, la vera difficoltà è rappresentata dall’uso, dalla creazione e dalla occupazione funzionale di spazi utili al possessore di palla, in tempi opportuni.  Acquisiti questi concetti, sarà acquisita anche l’organizzazione di gioco in fase offensiva.

 

 

Gli sviluppi dei principi di tattica, in una determinata fase di gioco, sono le modalità di realizzazione dei principi, sotto principi e derivati di gioco.
Vengono denominati schemi di gioco ossia movimenti coordinati e combinati di più calciatori aventi lo scopo di essere funzionali ed efficaci.
Gli schemi rappresentano il modulo con cui si esprime il sistema di gioco. Per modulo intendiamo azioni dinamiche del gruppo dal punto di vista tattico.
Gli schemi ed i moduli devono ovviamente essere interdipendenti con le caratteristiche individuali dei calciatori coinvolti, devono essere raffinati ma di semplice esecuzione e devono prevedere il movimento di più calciatori senza palla.

In fase di possesso palla, affinché l’azione offensiva sia ben organizzata sarà necessario conferire delle regole di gioco (come detto in precedenza).
L’applicazione degli sviluppi tramite la conoscenza dello scopo rappresentano il bagaglio tattico di una squadra.
E’ importante sottolineare che la conoscenza dello schema non deve essere univoca.
Essere organizzati ed avere movimenti e schemi coordinati non vuol dire che tutti debbano riconoscere nello stesso momento l’applicazione di uno schema piuttosto che di un altro.  Vi sono due “modus operandi” di svolgere l’allenamento tattico: allenare per principi(concetti) o allenare per codificazioni (schemi pre-stabiliti).
Allenare per principi è di gran lunga più efficace proprio perché persegue l’obiettivo dell’allenamento tattico: dare regole di gioco che consentano ai calciatori di comportarsi sempre nella maniera corretta ed efficace in relazione ad una situazione di gioco.

E’ infatti fondamentale sottolineare come, in uno sviluppo qualsiasi offensivo, il principio dell’imprevedibilità fa si che ogni calciatore compia un determinato movimento, codificato nel concetto, ma non nel movimento stesso.
I movimenti dei calciatori, e quindi gli schemi, possono essere vari e variegati; i fattori fondamentali sono Spazio e Tempo. Cioè dove muoversi, quando muoversi, come effettuare il movimento ed in funzione di che cosa.
Stabilito ciò è facile intuire l’importanza del lavoro sugli analizzatori visivi, uditivi e tattili. Visto che il movimento che fa progredire lo sviluppo di gioco è sempre quello del calciatore senza palla questi indicatori sono determinati per l’esecuzione dello sviluppo.

 

 

 

ESEMPI  DI  SVILUPPI  TATTICI  IN  FASE  DI  POSSESSO  PALLA:

1-Sovrapposizione:Significa avanzare e in corsa passare dietro le spalle di un compagno.  Naturalmente, forse più degli altri, è un movimento estremamente correlato al fondamentale binomio spazio-tempo. Dunque ciò che rende una sovrapposizione efficace è il tempo, ossia il momento della partenza del movimento e lo spazio in cui essa viene fatta, non necessariamente laterale ma anche centrale (diversa dall’inserimento!) per guadagnare un tempo di gioco.
La transizione conferisce ampiezza al gioco, ampliando la zona di pericolo per l’avversario. Inoltre determina superiorità numerica o comunque costringe l’avversario ad un adattamento perché l’uomo che parte in sovrapposizione va sempre seguito, o in diagonale difensivo o restando in pressione sulla palla.
Abbiamo parlato di segnali visivi, uditivi e tattili che danno il via a determinati sviluppi tattici. Qual è il segnale che da il via alle sovrapposizioni?  Il segnale, paradossalmente, è il movimento libero del possessore di palla. In base ai suoi tempi di gioco ed alle regole dettate dai principi che derivano dal modello di gioco, i suoi compagni decideranno se sviluppare o meno una sovrapposizione.
Di conseguenza, più che di segnali, parleremo di risposta individuale.

 

2-Cambio di posizione: Comprendono una serie di combinazioni di movimento come incroci, appoggi-sostegni. Tali movimenti avvengono tra due compagni senza palla, i quali necessariamente gravitano nella stessa porzione di campo e sono coinvolti nello sviluppo tattico, essendo nello stesso settore angolare della palla.
Il cambio di posizione viene messo in atto solo quando è impossibile ricevere palla direttamente, e un movimento di incrocio, appoggio-sostegno è una gestualità “economica” ma perfettamente funzionale. E’ importante che questo cambio di posizione avvenga nel binomio spazio/tempo corretto e sempre in zona luce.
I due riferimenti per questa gestualità tattica sono: la palla ed il compagno senza palla interposto tra la palla e noi.
La decisione circa l’occupazione degli spazi, come e dove correre, dipende ovviamente dai principi e dalle regole di gioco scelte dall’allenatore.
Parlando dei cambi di posizione potrebbe nascere un paradosso: come facciamo ad inserire la “libertà” di scelta individuale all’interno delle “regole” di gioco dettate dall’allenatore?
La risposta è semplice. Esistono due regole di gioco che consentono l’organizzazione “libera” dei cambi di posizione:
1-Il calciatore che si trova più vicino alla palla si muove liberamente (unico vincolo rappresentato dal tempo del passaggio, zona luce possessore e atteggiamento marcatore). Di conseguenza deve solo pensare allo smarcamento ideale.
2-Il compagno più lontano dalla palla deve aspettare un tempo di gioco prima di dislocarsi, cioè attendere il movimento del calciatore più vicino alla palla rispetto a lui e fare il movimento opposto per fornire più opzioni di passaggio.

Quando si parla di “segnali”, nei cambi di posizione sono ovviamente visivi.
Il tempo di gioco dipenderà, infatti, dall’oscillazione della gamba calciante. Prima di questo tempo di gioco è utile mettere in atto movimenti di finte, contro-finte, e contro-movimenti utili a rubare il tempo di gioco al marcatore. Appena la gamba calciante oscillerà, il movimento dovrà essere quello finale.
Altro segnale è rappresentato dalla pressione sul portatore di palla. Se è serrata bisognerà che i calciatori protagonisti del cambio di posizione, anticipino di uno o più tempi di gioco i loro movimenti.
Quali sono questi movimenti?
In ampiezza: largo-stretto o stretto-largo
In profondità: corto-lungo o lungo-corto

 

3-Passaggio all’indietro: Dal punto di vista didattico può sembrare una gestualità tecnica volta a recuperare spazio e tempo e non uno sviluppo tattico importante.
Invece il passaggio all’indietro, in qualunque angolazione, è un segnale di gara importante per organizzare ed ottimizzare l’assetto tattico.
Chi effettua un passaggio all’indietro ha due finalità possibili:
a)Palla appoggiata (passaggio di scarico) mirata alla velocizzazione del gioco o all’elusione della pressione avversaria.
b)Combinazione offensiva (1-2; 1-2-3; palla avanti-palla dietro-palla in profondità).

Per quanto concerne le regole di gioco cosa deve fare chi effettua il retropassaggio?
Se effettua un passaggio di scarico egli deve andare in posizione opposta verso quella cui ha passato la palla con l’obiettivo di creare spazio in zona palla.
Se invece da vita allo sviluppo offensivo deve seguire lo sviluppo stesso secondo i principi e sotto principi di gioco.

 

4-Gioco nella parte cieca: Per zona cieca di un difensore intendiamo la zona di campo alle sue spalle, che lo stesso difensore non può vedere e su cui non può arrivare in anticipo, oppure quella a lui vicino e laterale su cui non può direttamente intervenire.  E’ in sintesi tutto lo spazio vicino alla zona d’ombra del difensore stesso.
Il gioco nella parte cieca è conveniente perché, con una sola giocata o con una sequenza limitata di giocate, si riesce a scardinare una difesa apparentemente ben posizionata.
Il gioco nella zona cieca è un sotto principio di gioco.
Può verificarsi per mezzo di un cambio di gioco, di un cross parabolico, oppure di una palla tagliata.
Questo tipo di sviluppo nella zona d’ombra, però, può soprattutto essere effettuato con l’inserimento di un calciatore. Tale inserimento ha l’obiettivo di creare la superiorità numerica. Negli inserimenti senza palla il binomio spazio/tempo è a dir poco fondamentale. Bisognerà scegliere il tempo di partenza anticipando tale tempo con un contro-movimento per eludere l’attenzione avversaria.

 

ELEMENTI DI TATTICA CALCISTICA, Ferrari F., 2008.



Categorie:Tattica

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1 reply

  1. Le zone luce sono sul perimetro degli schemi fondamentali, le zone ombra sono all’interno degli schemi. I Movimenti fondamentali individuali e di collaborazione (correttamente eseguiti) formano precise linee rette verticali, orizzontali e trasversali, una modellizzazione geometrica precisa di tutto il gioco perfettamente allenabile e velocizzabile, lo spazio e il tempo sono chiaramente definiti da figure geometriche chiare e precise (gli schemi fondamentali). La tecnica e la tattica sono strettamente collegate, ci sono nessi precisi tra il gioco statico e dinamico, individuale e collettivo, tra i movimenti e gli schemi, tutti i movimenti fondamentali sono stati codificati, schematizzati e verbalizzati, sono ripetibili, componibili e scindibili, perfettamente allenabili e velocizzabili, si possono analizzare dinamicamente tutte le sequenze, rappresentarle graficamente con linee rette e verificare tutto oggettivamente. Gli elementi costitutivi del gioco sono stati chiaramente individuati e sono: I Fondamentali di Base, i Movimenti Fondamentali Individuali. i Movimenti Fondamentali di Collaborazione, gli Schemi Fondamentali. Tutti questi elementi hanno un chiaro Comune Denominatore: “L’ANGOLO RETTO ” che partendo dai piedi in fase esecutiva per calciare di piatto, interno collo, esterno collo e la pianta si ripete sempre in tutti gli aspetti del gioco. Si danno soluzioni precise alle innumerevoli problematiche tecnico tattiche.

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