L’ATTACCO DIRETTO COME MACRO PRINCIPIO DELLA FASE DI ATTACCO ORGANIZZATO

ATTACCO DIRETTO
Nella bibliografia calcistica esistono pochi elaborati che trattano il concetto di attacco diretto. Esso è spesso stato riconosciuto, dagli amanti dell’estetica calcistica, come fenomeno poco costruttivo.
Fortunatamente, il progresso e lo studio crescente dei fenomeni calcistici ha consentito di riconoscere la rilevanza della tattica dell’attacco diretto .
Come punto di inizio è necessario affermare che attaccare significa avere l’obiettivo di segnare un gol nella porta avversaria. Vuol dire che il primo pensiero collettivo della squadra, una volta stabilite le giuste distanze tra i suoi componenti ed, una volta recuperata la palla, è quello di attaccare la porta contraria il più velocemente possibile, con convinzione ed aggressività affrontando obiettivamente le fase di costruzione, rifinitura e finalizzazione del gioco offensivo.

Per attacco diretto si intende l’orientamento sistematico di ogni azione in direzione della parta avversaria, in ampiezza o in profondità; tende, pertanto, a diminuire il tempo della costruzione del gioco per consentire alla squadra di portarsi subito nella metà campo avversaria per poi rifinire e finalizzare l’azione.
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Il concetto di attacco diretto è spesso associato a quello di contropiede o di antiestetica.
Nel calcio esistono, per grandi linee, principalmente due tipologie di attacco:
-Il possesso della palla (attacco indiretto)
-L’attacco diretto
Il possesso palla è sicuramente il modo migliore per avere il tempo di sviluppare le proprie trame offensive, portando il maggior numero di calciatori nella metà campo avversaria. Molti allenatori che applicano questo macro principio di gioco, però, lo fanno seguendo una idea molto negativa: mantenere il possesso della palla per evitare di subire gol. Conservare il possesso della palla per evitare che gli altri la riconquistino. Tale azione tattica, però, può dunque divenire sterile ed essere usata per scopi conservativi. Ed ogni azione giusta utilizzata per scopi sbagliati provoca sempre conseguenze negative.

L’attacco diretto, invece, promuove la cultura del rischio: giocare per vincere e non per evitare di perdere. Non è condizionato dall’ossessione di perdere il pallone.
La combinazione tra possesso palla posizionale e attacco diretto è di difficile attuazione ma l’allenatore, attraverso un sapiente utilizzo dei mezzi tecnico-tattici, può strutturare un modello di gioco che consenta tale alternanza.
Significa combinare un ottimo gioco posizionale, creando sempre l’unità ideale minima di possesso palla, con l’applicazione di tale attacco diretto.
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DEFINIZIONE DEL CONCETTO
Come possiamo osservare il concetto di attacco diretto può essere frainteso ed inteso in modo sbagliato. E’ importante, dunque, realizzare le seguenti distinzioni:
• Attacco diretto vs Attacco elaborato:
Questi due stili di gioco, generalmente, non coincidono tra loro.
L’attacco diretto (che consiste in ciò che abbiamo precedentemente spiegato) prevede la ricerca della metà campo avversaria attraverso una sapiente strategia tattica. La velocità di questa azione tattica è moderata/veloce , prevede la quasi totale organizzazione difensiva avversaria e la partecipazione massima di tutti i calciatori che compongono la squadra. L’obiettivo è far progredire il gioco offensivo, per poi finalizzarlo.
L’attacco elaborato, al contrario, prevede una velocità di azione molto più bassa con l’obiettivo di conservare, far progredire e finalizzare il proprio gioco offensivo.
Ma possiamo affermare che esistono determinate tipologie di attacco diretto che possono collimare con la realizzazione di un attacco elaborato.

• Attacco diretto vs Attacco combinato: il primo risponde ad uno stile offensivo chiaramente determinato, preparato e realizzato.
L’attacco combinato è la ricerca diretta della zona più vicina alla porta avversaria, anche attraverso un passaggio lungo e non programmato. Risponde ad un ricorso utilizzato in determinate circostanze come il fatto di non poter utilizzare il proprio stile di gioco a causa degli avversari, il minutaggio etc.

• Attacco diretto vs Contro-attacco: possono esistere tipologie di contro-attacco o transizioni positive simili all’attacco diretto.
L’attacco diretto, però, si caratterizza per una forte intenzione previa, cioè una relazione tra più calciatori in forma organizzata, per ricercare velocemente la profondità o l’ampiezza.
Il contro-attacco, invece, è caratterizzato da una elevata velocità d’azione che si realizza attraverso un ridotto numero di tocchi e di calciatori coinvolti.
La differenza tra attacco diretto e contro-attacco consiste anche nella disposizione avversaria. Se la squadra rivale è ben posizionata si attua l’attacco diretto, viceversa il contro-attacco.

FASI E CARATTERISTICHE
Possiamo dunque affermare che l’attacco diretto è uno stile di attacco organizzato, che richiede l’organizzazione difensiva dell’avversario per essere manifestato, basato su cinque diverse fasi:
1. Preparazione del passaggio:
una squadra può decidere di iniziare la sua azione offensiva mediante la realizzazione di azioni proprie dell’attacco elaborato, ossa attuando un possesso palla posizionale, aspettando l’opportunità di realizzare un passaggio o lancio che da inizio all’attacco diretto.
In definitiva questa fase presuppone una serie di movimenti dissuasori e preparativi finalizzati alla ricerca delle condizioni ideali.

2. Passaggio:
Questa fase è caratterizzata dalla ricerca dell’ampiezza o profondità occupata dai calciatori posizionati nella metà campo offensiva.
E’ molto importante perché chiarisce che l’attacco diretto non è equiparabile al contro-attacco. L’attacco diretto presuppone la costruzione corta del gioco, a partire dal portiere. Una volta effettuata la ricerca diretta dell’ampiezza o della profondità nella metà campo avversaria, i difensori dovranno immediatamente salire accorciando lo spazio in avanti.
Dobbiamo creare delle situazioni tattiche, dunque, in cui il portiere abbia la possibilità di relazionarsi con la linea difensiva, attraverso dei passaggi corti.
Il passaggio che da vita all’attacco diretto deve essere effettuato da un calciatore del reparto difensivo smarcato, in modo che esso effettui tale azione tecnica nel modo più efficace.
La costruzione corta a partire dal portiere è un modo molto efficace di dar luogo all’attacco diretto. Se il difensore smarcato dovesse sbagliare il passaggio, la nostra squadra avrebbe già un posizionamento difensivo adeguato.
La zona nella quale il calciatore trasmetterà la palla sarà determinata dal modo di difendere degli avversari, dalle caratteristiche tecnico-tattiche e psico-fisiche dei calciatori, dal sistema di gioco e dai nostri sotto principi e sotto sotto principi tattici. Se optassimo per la trasmissione in ampiezza avremo la possibilità di decidere se attuare una zona abituale per l’attacco diretto o se privilegeremo l’alternanza del fronte offensivo.
La modalità del passaggio (rasoterra, medio o lungo) non è particolarmente rilevante o soggetta a pre-ordinazione perché la ricerca della metà campo avversaria è importante che avvenga in modo efficace.

3. Conquista della metà campo avversaria:
per attuare questo stile di gioco è necessario che i calciatori offensivi siano dotati di una buona capacità di proteggere il pallone e di una buona capacità tecnica affinché riescano a garantirsi la conservazione del possesso della palla. L’allenatore dovrà strutturare delle situazioni tattiche in cui almeno due appoggi vadano a sostegno del possessore di palla.
Basandoci sul concetto di unità ideale minima del possesso, possiamo affermare che l’attacco diretto ha sempre l’obiettivo di trasmettere la palla al vertice di tale unità minima di possesso. Di conseguenza, gli altri componenti della stessa unità devono fornire sostegno e appoggi laterali costanti per garantire alla squadra di conservare il possesso della palla nella metà campo avversaria.

4. Eventuale riconquista o prolungamento dell’azione:
dopo la trasmissione veloce nella metà campo avversaria ed offensiva tutti i calciatori della squadra, soprattutto difensori e centrocampisti, dovranno prontamente accorciare per garantire una immediata transizione negativa in caso di perdita del possesso.
Quando invece il destinatario del passaggio diretto riesce a ricevere e proteggere palla, i calciatori fondamentali e di equilibrio sono i centrocampisti. Essi devono garantire una “pulizia” di eventuali palle sporche e se necessario alternare il fronte del gioco per imbastire le trame offensive.

5. Progressione dell’azione o seconda giocata:
In funzione della zona di ricezione, le circostanze specifiche del gioco ed i principi e sotto del modello di gioco, la squadra potrà optare per la rifinitura-finalizzazione o per il mantenimento del possesso palla attraverso l’utilizzo di un metodo offensivo appropriato.
Se invece viene perso il controllo del pallone e poi riconquistato, l’obiettivo è impostare una transizione positiva, vista la vicinanza alla porta avversaria applicando una variante del gioco diretto.

CIRCOSTANZE CHE ACCONSENTONO IL SUO UTILIZZO
Praticare lo stile di gioco dell’attacco diretto deve essere una intenzione previa da parte dell’allenatore e della squadra, sapientemente allenato durante la settimana. Questo modus operandi, infatti, costituisce un macro principio di gioco molto importante, che non deve essere attuato saltuariamente ma studiato, analizzato e strutturato secondo le caratteristiche dei calciatori.
Esistono anche altre condizioni, meno importanti del modello di gioco ma ugualmente decisive, che giustificano l’utilizzo di questa condotta di gioco.
Le condizioni pessime del terreno di gioco, la poca qualità dei calciatori a disposizione, la qualità del gioco alta ed il pressing avversario e quant’altro.
In definitiva, questo tipo di gioco può essere utilizzato a seconda:
• Caratteristiche della squadra
• Caratteristiche dell’avversario
• Caratteristiche del terreno di gioco
• Minuto e risultato della partita
• Fattori psicologici
• Situazione della squadra
• Arbitraggio

L’attacco diretto, dunque, può essere inteso come uno stile di gioco o come ricorso a situazioni particolari. Definiamo la “tendenza abituale al funzionamento” la forma ordinaria e frequente di attuazione che utilizza una squadra.

 

CARATTERISTICHE PSICOLOGICHE DELL’ATTACCO DIRETTO
Esistono determinate caratteristiche psicologiche che, a mio parere, devono possedere i calciatori per poter sviluppare un modello di gioco basato sull’attacco diretto.

A livello collettivo è richiesta organizzazione tattica, coesione e complementarietà:
• Buona conoscenza del modello di gioco: è indispensabile che ogni membro della squadra, soprattutto quelli coinvolti nello sviluppo collettivo, conosca e padroneggi l’attuazione e lo sviluppo dei principi e sotto principi di gioco.
• Unità di intenti nell’attacco: l’attacco diretto si caratterizza per uno stile di gioco molto aggressivo che può contenere un gran numero di duelli individuali. Questa aggressività, intesa come impeto e sicurezza nelle azioni, deve caratterizzare ogni singolo elemento della squadra.
• Confidenza e aiuto con i compagni di squadra: tale stile di gioco necessita di importanti interrelazioni presenti tra i componenti della squadra.
Si parla di lavoro settoriale, intersettoriale e gruppale che deve portare alla perfetta organizzazione tattica collettiva.
• Cultura del rischio

A livello individuale è richiesta grande disponibilità psico-fisica oltre che tattica:
• Spirito di sacrificio: richiede grande abnegazione mentale e fisica perché lo stile di gioco diretto costringe i calciatori ad effettuare sempre movimenti tattici complessi, soprattutto a livello offensivo. I difensori ed i centrocampisti, ad esempio, dovranno sempre accorciare in avanti, accompagnare l’azione ed essere pronti a conquistare potenziali seconde palle. Gli attaccanti, invece, dovranno essere sempre pronti a sostenere i contrasti avversari.
Dunque capacità e disponibilità allo sforzo e concentrazione tattica.
• Autodisciplina e capacità di giudizio: essendo tale stile di gioco molto dispendioso, bisognerà allenare il calciatore a prendere sempre le giuste decisioni tattiche in funzione delle situazioni di gioco. Questo provocherà economia neurobiologica, cioè capacità di preservare le energie psico-fisiche per i momenti importanti della gara.
• Controllo delle emozioni e dei sentimenti: essendo l’attacco diretto uno stile di gioco rischioso ed offensivo, è possibile che la squadra possa incorrere nella possibilità di perdere momentaneamente la palla. E’ Necessario, dunque, possedere un controllo emotivo-mentale sempre saldo che consenta al calciatore di analizzare sempre lucidamente la situazione di gioco per poi dare una corretta risposta di tipo tattico.
• Qualità dei calciatori: rischio, confidenza, fiducia, sicurezza, determinazione, costanza, creatività, collaborazione e coraggio.

PREPARAZIONE DELL’ALLENAMENTO: REGOLE DA SEGUIRE
Lo stile di gioco diretto presuppone, oltre a grande predisposizione tattico-tecnica, l’applicazione di grande intensità psico-fisica, non solo limitata allo sviluppo delle azioni ma anche a livello generale.
L’assimilazione dei concetti tattici non è sufficiente, è importante che i calciatori riescono a sostenere il modello di gioco che vede come macro principio offensivo l’applicazione dell’attacco diretto, dal punto di vista di intensità, ritmo e continuità.
Sulla base di queste affermazioni possiamo introdurre una serie di regole che aiutano a preparare l’allenamento di questo macro principio di gioco:
• Limitazioni tecniche: limitando il numero di azioni o tocchi ai calciatori, sempre nel rispetto dello sviluppo flessibile del modello di gioco, si incrementa il livello di attenzione e concentrazione decisionale dei calciatori.

• Limitazioni tattiche: stabilendo distinte limitazioni e vincoli per lo sviluppo del gioco. Ad esempio ogni squadra presente nell’esercitazione effettua un determinato stile offensivo e difensivo e deve sempre attuarlo per svilupparlo (squadra A: costruzione del gioco a livello intersettoriale ed attacco diretto. squadra B: zona pressing in zona centrale per indirizzare gli avversari nei corridoi laterali e transizione positiva).

• Limitazioni spaziali: ampliamento o riduzione degli spazi di gioco.

• Limitazioni zonali: impostare determinate zone di protezione in cui non è possibile rubare il pallone, dove non può accedere il rivale, dove non può passare il pallone etc.
Si tratta di creare delle zona di provocazione, che costringano i calciatori a relazionarsi con determinate situazioni costruite.
Ad esempio giocare a due rocchi in difesa ed a tocco libero a centrocampo senza staticità, con calciatori che devono obbligatoriamente entrare in zona contigua, o non può abbandonare la difensiva etc.

• Limitazioni temporali: tempo limitato per eseguire le azioni.

• Numero di calciatori: provocare maggiore o minore implicazione nell’azione con tutto ciò che ne consegue. Stabilire superiorità o inferiorità numerica.

• Studio degli avversari ed adattamenti tattico-strategici

• Giorno del morfociclo in cui ha luogo l’allenamento

 

 

ESERCITAZIONI PRATICHE:
Secondo i principi metodologici e scientifici su cui si basa la periodizzazione tattica, vediamo ora come è possibile allenare il macro principio dell’attacco diretto in un morfociclo standard con partite ufficiali domenica-domenica.

 

3° giorno del morfociclo: Martedì
In questo giorno del morfociclo si sviluppano i macro principi ed i sotto principi di gioco in regime di recupero attivo. Le esercitazioni hanno l’obiettivo di correggere gli errori riscontrati nella partita precedente e di continuare a potenziare/sviluppare il modello di gioco. Il rapporto sviluppo-recupero deve consentire il completo ripristino delle energie psico-fisiche, non ancora ripristinate dopo la partita appena giocata.

Situazione di gioco 5vs3 in una metà campo con tre porticine poste sulla linea di meta.
La squadra rossa, in superiorità numerica simula una costruzione bassa e corta del gioco. L’obiettivo è effettuare almeno 4 passaggi consecutivi per poi trasmettere palla all’interno di una delle tre porticine poste sulla linea di meta che simulano la posizione dei tre centrocampisti centrali (sistema 1-4-3-3), senza alzare la traiettoria del pallone.
La squadra gialla, in inferiorità numerica, ha l’obiettivo di impedire/intercettare la trasmissione dei calciatori rossi nelle tre porticine per poi impostare una transizione offensiva con lo scopo di segnare un gol.
2 serie da 5 minuti con 2 minuti di recupero.
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4° giorno del morfociclo: Mercoledì
In questo giorno del morfociclo si sviluppano i sotto principi ed i sotto sotto principi di gioco in regime di contrazioni eccentriche con elevata tensione, moderata velocità e bassa durata. Il rapporto sviluppo-recupero deve essere prevalentemente paritario con l’obiettivo di stimolare determinati meccanismi energetici del calciatore.
Le esercitazioni devono prevedere una sequenza di azioni motorie come salti, arresti, accelerazioni-decelerazioni, cambi di direzione e ripartenze che promuovano la tensione muscolare eccentrica richiesta.

Situazione di gioco 5vs5 in un campo 28×25 metri con due porticine difese dai portieri.
La situazione di gioco inizia con la trasmissione diretta del calciatore rosso in cui vi è una iniziale situazione di 2vs2 tra attaccanti rossi e difensori gialli. Quando la palla giunge ad uno dei calciatori rossi, tutti i calciatori che stazionano all’esterno del quadrato centrale devono dislocarsi al suo interno creando una situazione di 5vs5 che si svilupperà normalmente nello spazio di gioco.
Gli obiettivi, dunque, sono la gestione tattica dell’attacco diretto e la rapida ricerca del gol.
3 serie da 3 minuti ciascuna, con 3 minuti di recupero.
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5° giorno del morfociclo: Giovedì
In questo giorno del morfociclo si sviluppano i macro principi di gioco in regime di contrazioni eccentriche con elevata durata, moderata velocità e bassa tensione.
In questo giorno l’obiettivo è simulare fedelmente le situazioni di gioco che si verificano in partita. Il rapporto sviluppo-recupero, dunque, devono prevedere una netta prevalenza del tempo di sviluppo su quello di recupero.

Situazione di gioco 11vs11
L’obiettivo della squadra in possesso è applicare l’attacco diretto attraverso una costruzione corta del gioco, a partire dal portiere, che deve giungere direttamente nella zona degli attaccanti, senza passare da quella dei centrocampisti.
La squadra in non possesso ed i difensori di entrambe non possono abbandonare le zone occupate.
Se l’attaccante destinatario del passaggio riesce a ricevere palla, solo due centrocampisti della sua squadra possono abbandonare la zona di metà campo per iniziare una seconda giocata ed uno sviluppo offensivo 4vs4.
2 serie da 8 minuti ciascuna, con 2 minuti di recupero.
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6° giorno del morfociclo: Venerdì
In questo giorno del morfociclo si sviluppano i sotto principi ed i sotto sotto principi di gioco in regime di contrazioni eccentriche con elevata velocità, moderata tensione e bassa durata. Il rapporto sviluppo-recupero deve privilegiare il recupero del calciatore, vista la vicinanza con la partita successiva.
Le esercitazioni devono prevedere un contesto in cui il calciatore sia chiamato a pensare rapidamente in relazione a specifiche situazioni tattiche, stimolando la velocità di interpretazione e risposta allo stimolo tecnico-tattico-fisico.

Situazione di gioco 6vs4 ripetuta.
In un rettangolo 40×35 metri vengono schierate tre squadre, ciascuna composta da 6 calciatori.
Due squadre, quella rossa e quella blu in figura, cercano di mantenere il possesso con l’obiettivo di relazionarsi tra loro, dando vita all’attacco diretto.
Se la squadra gialla recupera palla, deve immediatamente trasmetterla nella zona opposta, dove non ha calciatori, dando vita ad una transizione positiva e costringendo quella attualmente in possesso ad una altrettanto rapida transizione negativa spostando quattro calciatori nel settore opposto.
3 serie da 2.5 minuti ciascuna con 3.5 minuti di recupero.
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7° giorno del morfociclo: Sabato
In questo giorno del morfociclo gli obiettivi sono esclusivamente legati al recupero attivo ed alla pre-attivazione neuromuscolare in previsione della partita del giorno seguente.
Dal punto di vista tattico, il principale obiettivo è quello di “ripassare” i concetti tattici sui quali si è lavorato in settimana, soprattutto per quanto riguarda i macro principi.

Per questo motivo ritengo utile, a livello collettivo, proporre la classica esercitazione 11vs0 sviluppandola in relazione al proprio modello di gioco.
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Riferimenti bibliografici:
• Maiuri Giuseppe; “Un diverso modo di pensare calcio: l’approccio sistemico e la periodizzazione tattica”. Youcanprint, Lecce, 2014

• Tenorio D., Del Pino J.M.; Martinez J.A. “Estructuracion tactica y entrenamiento del ataque directo”. MCSports, Vigo, 2008



Categorie:Esercitazioni, Metodologie, Tattica

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